Italia

Roma, «quel sospetto su Anastasiya, mio figlio disse che era tutto a posto»

di  Redazione  -  30 Novembre 2019

Roma, «quel sospetto su Anastasiya, mio figlio disse che era tutto a posto». Riportiamo l’intervista di Rinaldo Frignani al padre di Luca Sacchi, pubblicata sulla pagina romana del Corriere della Sera.

Una sensazione, quasi un presentimento.

Forse qualcosa di più. Alfonso Sacchi, il papà di Luca Sacchi il 24enne ucciso nella notte tra il 23 e il 24 ottobre scorso a Roma —, ricorda bene quell’attimo e ciò che ha pensato in quel momento.«Quest’estate, in vacanza ad Auronzo di Cadore, Giovanni Princi si è presentato da noi con la fidanzata. Stavano anche loro in Veneto, in un paese vicino, così almeno ci hanno detto. Con i miei figli Luca e Federico ci siamo frequentati qualche giorno per fare sport, andare in bicicletta, arrampicarci con le funi. A un certo punto però con mia moglie Tina abbiamo avuto l’impressione che fra lui e Anastasiya, che stava sempre con noi, ci fosse un’intesa particolare».

A vostro figlio lo avete fatto presente?
«Sì, certo. Subito. Ma Luca era un ragazzo meraviglioso, che si fidava dei suoi amici e di chi aveva vicino. Mai avrebbe avuto un sospetto. Tanto che ci ha risposto: “Ma chi Anastasiya? Con Giovanni? Ma che davvero credete a una cosa del genere?”. Per lui era già finita lì».

Cosa pensa di Princi?
«Mai piaciuto. Troppo sfacciato, con un’educazione diversa da quella che ha avuto Luca. E mi raccomando, lo scriva: non era un amico d’infanzia di mio figlio. Si sono conosciuti all’ultimo anno di liceo al Kennedy e lui a scuola già veniva descritto come una testa calda. Poi si sono persi di vista e si sono ritrovati per caso in birreria, prima dell’estate. Non piaceva nemmeno agli amici di Luca: “Si sente tutto lui — dicevano —, come fosse un dio”».

E Luca, invece, come lo considerava?
«Avevano la passione per le moto. Quando gli ho fatto presente che quel ragazzo non andava bene, lui mi ha rassicurato: “Papà, non ti preoccupare, andiamo solo a correre in pista”. Non ho mai influenzato le sue scelte, sapeva badare a se stesso».

E amava Anastasiya.
«Tantissimo. Ora non so più chi sia. Abbiamo sperato fino all’ultimo, ma vederla fuori dalla caserma ci ha sconvolto. Se è colpevole, è giusto che paghi. L’abbiamo accolta in casa come una figlia. Luca l’amava e quindi l’amavamo anche noi. Già dopo pochi mesi si è trasferita a casa nostra, dormiva in camera con Luca».

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