Ambiente

Londra, balena spiaggiata trovata sulle rive del Tamigi

di  Redazione  -  1 Dicembre 2019

Londra, balena spiaggiata trovata sulle rive del Tamigi. Una balena morta è stata trovata sulle sponde nel Tamigi, è la terza volta che succede negli ultimi due mesi. Il mammifero marino era stato avvistato mentre nuotava su e giù per il fiume di Londra da diverse persone già venerdì scorso. A trovarla infine spiaggiata e senza vita ieri sera verso le 22 da una nave dell’Autorità portuale di Londra.

Era immobile, bloccata nelle acque basse al Ponte Battersea, ma è stata solo la squadra di soccorso accorsa sul posto a confermarne la morte.

Londra, balena spiaggiata

L’8 ottobre una megattera soprannominata Hessy era stata trovata morta nel Tamigi vicino a Greenhithe, una balenottera boreale era stata invece a Gravesend il 18 ottobre. “Una balena è insolita nel Tamigi”, ha dichiarato Martin Garside dell’Autorità portuale di Londra (PLA), “con questo caso tuttavia siamo arrivati a tre negli ultimi due mesi”.

Non vi è spiegazione

“Sono tutte specie diverse e non esiste una causa ovvia, o semplice. Speriamo di capire cosa lo provochi, se sia la natura o qualche motivo esterno”. Il PLA trasferirà prima la balena in una struttura nella zona est di Londra poi la consegnerà agli esperti della Zoological Society of London (ZSL) per una necropsia.

Circa 600 cetacei (balene, delfini e focene) vengono trovati bloccati lungo la costa del Regno Unito ogni anno, secondo la ZSL. Le acque britanniche vantano una delle più diverse gamme di cetacei in Europa. Con 22 specie – un quarto di tutte le specie di cetacei nel mondo. Gli spiaggiamenti sono la terza causa di morte dopo la cattura accidentale e le malattie infettive. Hessy, la prima megattera trovata, per esempio, era morta dopo essere stata colpita da una nave, mentre la balenottera boreale si era arenata e soffriva anche di una “significativa infestazione da parassiti intestinali”.

Nel 2016 fu avvistata nel Tamigi la balena “Benny the Beluga” e divenne il simbolo della minaccia del cambiamento climatico globale e dell’inquinamento. Tuttavia quella volta ci fu un lieto fine: “Siamo sicuri al 99 per cento che almeno quell’animale sia tornato a casa”, ha dichiarato Garside.

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