Italia

Marcello, da quasi 200 giorni vive su una gru a Trieste per protesta

di  Redazione  -  2 Dicembre 2019

Marcello, l’imprenditore che da quasi 200 giorni vive su una gru a Trieste per protesta . La storia dell’imprenditore friulano Marcello Difinizio. L’imprenditore prosegue la sua lunghissima battaglia contro la burocrazia che gli ha tolto tutto. Infatti da quasi duecento giorni resiste su una vecchia gru a 70 metri di altezza nel porto di Trieste.

“Io non mollo e non scendo finché non vedo qualcosa di concreto”.

Le parole di Marcello

“Da qui su si vedono le luci natalizie, la stella cometa alla rovescia e si sentono pure le musiche natalizie. Ma io non mollo e non scendo finché non vedo qualcosa di concreto”. Così l’imprenditore friulano Marcello Difinizio promette di continuare la sua lunghissima battaglia contro la burocrazia che da quasi duecento giorni lo vede impegnato su una vecchia gru a 70 metri di altezza nel porto di Trieste.

La protesta

Il 54enne infatti da anni ormai lotta e protesta contro chi ha spezzato il suo sogno, quello di costruire una impresa balneare nel capoluogo friulano. La storia di Difinizio comincia agli inizi del Duemila quando ottiene dalla Regione Friuli una concessione per sei anni. Concessione rinnovabile per altri sei e apre uno stabilimento nel litorale di Barcola chiamato “La voce della Luna”. Dopo alcuni anni di impegno e duro lavoro le cose sembravano andare bene quando contro di lui si è accanito prima il fato e poi la legge. Prima un uomo ha appiccato il fuoco al locale, poi una mareggiata lo ha distrutto una seconda volta e poi una terza volta. Costringendolo a continue ristrutturazioni, infine per lui è arrivata la vera batosta: la direttiva europea Bolkenstein che liberalizza le concessioni.

La batosta

A Marcello Difinizio infatti è stata tolta la concessione. Come conseguenza le banche non gli hanno più concesso credito, costringendolo a chiudere, perché ormai senza soldi. Da quel momento Di Finizio non è più riuscito a ripartire stritolato da una legge ma soprattutto dalla inattività dei politici locali che non hanno fatto nulla per salvare la sua attività.  “A causare la paralisi e la chiusura del mio locale non è stato quell’uomo, che ha anche tentato di bruciarmi vivo, e neppure le mareggiate, ma neppure la Bolkesten. Ma i nostri politici locali avevano tutti gli strumenti giuridici a disposizione per superare tranquillamente la Bolkesten” ha spiegato infatti il 54enne.

Le azioni di protesta

Da allora Difinizio ha messo in atto decine di azioni di protesa. Come uno scioperò della fame e un’arrampicata sulla cupola di San Pietro in Vaticano, a Roma. Ma soprattutto da quasi duecento giorni è sulla gru Urssus a 70 metri di altezza da dove scende solo per prendere i pasti preparati da parenti e amici. Difinizio accusa gli amministratori locali di aver fatto solo promesse senza però  muovere un dito. Ma anche i politici nazionali che a parole gli hanno mostrato solidarietà senza però andare oltre. “Con una furberia ambigua la mia licenza ora è andata a una multinazionale”. Ha denunciato l’uomo ricordando che tanti altri sono stati vittima della stessa legge. “Mi hanno tolto tutto, i miei sogni, i miei sacrifici , il lavoro e la casa, io non scendo e combatto. Se dovesse succedere qualcosa qua sopra sarà un omicidio” ha sottolineato Difinizio. (Fonte Fanpage)

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