50enne vive ai Caraibi con il reddito di cittadinanza

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6 giorni fa - 14 Settembre 2021

50enne vive ai Caraibi con il reddito di cittadinanza. Ancora 8 denunce, nel Bolognese, per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e violazione delle norme sul reddito di cittadinanza.

I carabinieri della stazione di Castel San Pietro Terme, verificando 171 posizioni, hanno scoperto 8 persone non in regola con la documentazione e che, stando a una stima dei militari, avrebbero percepito, senza averne i requisiti, contributi per un ammontare di 33.084 euro.

Tra queste c’è anche una 50enne bolognese che, viveva stabilmente ai Caraibi e percepiva il sostegno economico. In base a quanto accertato, la donna era rientrata in Italia per chiedere il reddito di cittadinanza.

E, una volta ottenuto l’aiuto, è rientrata nella sua abitazione in un’isola del Mar dei Caraibi. Le 8 persone scoperte sono state anche segnalate alle autorità competenti per il recupero delle somme percepite illecitamente.

Ucciso e gettato in un dirupo, una condanna all’ergastolo

E’ la sentenza pronunciata dalla Corte di assise di Bologna nel processo per l’omicidio di Consolato Ingenuo, 42enne calabrese ritrovato cadavere nel luglio 2019 in un dirupo tra Cereglio e Tolè, nel Comune di Vergato, in Appennino.

Rudic è stato giudicato responsabile di omicidio volontario e occultamento di cadavere, mentre Apopei è stato assolto per non aver commesso il fatto dalla ipotesi più grave e condannato solo per la seconda.

La Procura, con il pm Bruno Fedeli, aveva chiesto l’ergastolo per Rudic, tre anni per Apopei. L’omicidio era scaturito da una lite tra i tre, conoscenti da tempo, scoppiata in un bar a Tolé.

Dopo che si erano allontanati in auto, del 42enne si erano perse le tracce. Il suo corpo è ritrovato, la mattina seguente. I giudici hanno anche disposto il risarcimento in sede civile e provvisionali per oltre 100mila euro alle parti civili.

Gli avvocati difensori

I familiari di Ingenuo, ovvero la madre, i tre fratelli, la sorella e la figlia minorenne della vittima, difesi dagli avvocati Francesco Antonio Maisano e Alberto Bernardi.

“Esprimiamo soddisfazione – ha detto l’avvocato Maisano – perché la Corte ha ricostruito i contorni di un fatto omicidiario estremamente grave; che tanto dolore ha riversato su una famiglia colpendo in particolare un bambino in tenera età, che non potrà più avere accanto il suo papà.

Aspettiamo ovviamente di leggere le motivazioni della sentenza per capire meglio la scelta della Corte, che ha ritenuto invece di dover assolvere per il reato più grave l’imputato Apopei, riservandoci eventualmente ogni iniziativa per il prosieguo”.

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