Addio a Maria Michela Cenerelli: il medico del 118 si spegne a 49 anni
Lutto nell'AST Pesaro Urbino: la dottoressa della Potes di Cagli ha lottato con dignità contro una grave malattia. Il ricordo commosso dei colleghi
Addio a MariaMichela Cenerelli: il medico del 118 si spegne a 49 anni. Lutto nell’AST Pesaro Urbino: la dottoressa della Potes di Cagli ha lottato con dignità contro una grave malattia. Il ricordo commosso dei colleghi.
Il mondo del soccorso territoriale marchigiano è in lutto. Si è spenta a soli 49 anni la dottoressa Maria Michela Cenerelli, colonna del Servizio Emergenza territoriale 118.
Una scomparsa prematura che ha colpito duramente la comunità sanitaria dell’AST Pesaro Urbino e, in particolare, i colleghi della Potes di Cagli, in provincia di Pesaro e Urbino, che con lei hanno condiviso turni difficili e interventi al limite.
Una carriera dedicata all’emergenza
Laureatasi in Medicina e Chirurgia nel 2013 presso l’Università Politecnica delle Marche, la dottoressa Cenerelli aveva scelto la strada più impegnativa: quella della Medicina Generale e dell’Emergenza Territoriale.
Nel luglio 2021 era diventata ufficialmente parte della squadra di Cagli come medico convenzionato a tempo indeterminato. Sin da subito aveva saputo conquistare la fiducia della popolazione locale, dimostrando una capacità rara di gestire le situazioni critiche con una combinazione di freddezza tecnica e profonda empatia.
Il ricordo dei colleghi: “Una guerriera silenziosa”
Maria Michela ha affrontato la malattia con la stessa tenacia con cui gestiva i codici rossi in ambulanza. I medici e il personale del 118 la ricordano con parole cariche di affetto.
“Oltre che una professionista esemplare, Maria-Michela è stata una collega straordinaria e una persona dal cuore grande. Ha affrontato il percorso della malattia con una tenacia e una dignità che sono state d’esempio per tutti noi, senza mai perdere la sua proverbiale forza d’animo”.
Un vuoto nel comprensorio cagliese
La scomparsa della dottoressa Cenerelli non colpisce solo i professionisti del settore, ma l’intero comprensorio di Cagli, dove era diventata un punto di riferimento per l’umanità dimostrata “sul campo”, sempre a fianco dei pazienti nei momenti più vulnerabili. La sua missione, interrotta troppo presto, lascia un’eredità di dedizione che i colleghi si impegnano ora a portare avanti nel suo nome.