Addio ad Angela Luce, l’ultima regina di cantaNapoli
Si è spenta all’alba a 87 anni l’artista simbolo della canzone e della sceneggiata napoletana. Una carriera tra musica, teatro e grande cinema
Addio ad Angela Luce, l’ultima regina di cantaNapoli. Si è spenta all’alba a 87 anni l’artista simbolo della canzone e della sceneggiata napoletana. Una carriera tra musica, teatro e grande cinema.
Se n’è andata alle sei di una livida mattina, portando via con sé un pezzo di storia della canzone napoletana. È morta a 87 anni Angela Luce, al secolo Angela Savino, stroncata da una grave insufficienza cardiaca aggravata, nel tempo, da problemi renali e respiratori. Con lei scompare l’ultima grande regina di cantaNapoli.
Cantante, attrice, diva popolare dal temperamento forte, Angela Luce aveva esordito a soli 14 anni alla Piedigrotta Bideri, interpretando “Zi Carmilì”. La voce era già quella che il pubblico avrebbe imparato ad amare: potente, limpida, capace di unire forza e malinconia, sostenuta da un phisique du rôle che non passava inosservato.
Per molti resterà per sempre la voce di “Bammenella”, il classico di Raffaele Viviani che rilanciò prima in uno spettacolo di Giuseppe Patroni Griffi e poi, negli anni Duemila, in una versione intensa accompagnata dal sax di Marco Zurzolo, spostando la storia della protagonista sui marciapiedi di New York.
John Turturro la volle nel film Passione, in una suggestiva scena in bianco e nero incastonata in una pellicola dai colori accesi. Era orgogliosa di quella partecipazione, così come della sua importante carriera cinematografica: dal celebre bacio sul seno ricevuto da Totò in Signori si nasce di Mario Mattoli, al Il Decameron di Pier Paolo Pasolini.
Indimenticabile anche in L’amore molesto di Mario Martone, ruolo che le valse il David di Donatello, e in La seconda notte di nozze di Pupi Avati.
Ma è la canzone il suo regno. Nel 1975 conquistò il terzo posto al Festival di Sanremo con “Ipocrisia” di Pino Giordano ed Eduardo Alfieri, interpretazione melodrammatica e potente, cucita su misura per lei. Nelle sceneggiate fu partner privilegiata di Mario Merola, accanto al quale costruì una lunga stagione di successi anche sul grande schermo.
Nel cinema lavorò con giganti come Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio De Sica e Renato Pozzetto.
Bella, solare, maggiorata come le dive di una volta, ha cantato Bovio e Di Giacomo, “‘O divorzio” e “La leggenda del lupino”, riscoperta da Roberto De Simone. Ha lavorato con Eduardo De Filippo, con suo fratello Peppino De Filippo, con Nino Taranto e in televisione con Sandro Bolchi nello sceneggiato “Il cappello del prete”.
Il pittore Aligi Sassu la volle modella per due opere, una delle quali intitolata “Angela”. Lei, però, era particolarmente fiera di un suo libretto di poesie e amava ripetere: «Vedi dov’è arrivata una donna sola con la licenza della quinta elementare in tasca».
Con Angela Luce se ne va una stagione irripetibile dello spettacolo italiano, fatta di voce, passione e verità popolare.