Addio al “Becca”: il calcio piange Evaristo Beccalossi
La bandiera dell'Inter si spegne a 69 anni a Brescia. Dopo un anno di lotta seguito a un'emorragia cerebrale, il genio ribelle del dribbling lascia un'eredità di pura poesia calcistica
Addio al “Becca“: il calcio piange Evaristo Beccalossi. La bandiera dell’Inter si spegne a 69 anni a Brescia. Dopo un anno di lotta seguito a un’emorragia cerebrale, il genio ribelle del dribbling lascia un’eredità di pura poesia calcistica.
In questo mercoledì mattina del 6 maggio 2026, il mondo del calcio e il cuore nerazzurro si svegliano con una notizia che lascia un vuoto incolmabile. Evaristo Beccalossi, il “fantasista mancino” che ha fatto sognare generazioni di tifosi, si è spento nella notte presso la clinica Poliambulanza di Brescia.
Avrebbe compiuto 70 anni tra meno di una settimana, il 12 maggio. La sua scomparsa chiude un lungo e doloroso calvario iniziato oltre un anno fa, che ha tenuto con il fiato sospeso non solo la sua famiglia, ma un intero Paese che lo ricordava con immenso affetto.
Il lungo calvario e l’ultimo dribbling
La salute di Beccalossi era diventata precaria dal 9 gennaio 2025, quando un’emorragia cerebrale lo aveva colpito improvvisamente. Era rimasto in coma per 47 giorni, un periodo buio durante il quale il mondo dello sport si era stretto attorno alla moglie Danila e alla figlia Nagaja.
Nonostante un timido miglioramento e il ritorno a vedere le partite della sua Inter “a sprazzi sul telefonino”, Evaristo non era mai tornato il vulcano di simpatia e sagacia che tutti conoscevamo.
Il decesso è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì, proprio mentre Brescia e Milano si preparavano a festeggiare il suo imminente settantesimo compleanno.
Un’icona oltre il campo
Beccalossi non è stato solo un calciatore, ma un personaggio letterario e popolare. Con la maglia dell’Inter (1978-1984) ha vinto uno Scudetto e una Coppa Italia, diventando l’idolo della Nord per quei piedi che parlavano una lingua tutta loro.
Celebrato da Enrico Ruggeri nella canzone “Il fantasista” e reso immortale dal monologo di Paolo Rossi sui due rigori falliti contro lo Slovan Bratislava, Beccalossi incarnava il genio e la sregolatezza che rendono il calcio un’arte.
Dopo il ritiro, la sua verve bresciana lo aveva reso uno dei volti più amati dei talk show sportivi, dove la sua competenza si mescolava a un’autoironia rara.