Albano nella bufera: la pizzica crea il caos, non piace che…

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3 settimane fa - 27 Agosto 2021

Albano nella bufera: la pizzica crea il caos, non piace che… «Albano e Il Volo alla Notte della Taranta? Non ho nulla contro di loro, ma sono il frutto di scelte coerenti con una deriva intrapresa da tempo dai vertici della Fondazione». Non va per il sottile, Vincenzo Santor.

Studioso di tradizioni popolari del Salento e autore di molti libri sull’argomento (l’ultimo s’intitola «Il tarantismo mediterraneo»). Spesso polemico con le soluzioni adottate dalla direzione artistica della manifestazione

Santoro ritiene Albano e Il Volo artisti in linea con un progetto ormai consolidato. «D’altronde, dopo Belen era difficile fare peggio», commenta ironicamente riferendosi alla presenza della popolare soubrette nell’edizione 2019.

«Il Concertone di quest’anno – prosegue – è la conseguenza di scelte fatte in anni passati, sempre più in favore del mezzo televisivo, dunque slegate da qualsiasi ambizione artistica». Accuse alle quali il presidente Massimo Manera ribatte prontamente

Affermando che non è affatto tradito lo spirito originario della Taranta. «Abbiamo sempre sperimentato – dice – e non è forse un esperimento Il Volo che canta in griko? Qualche radical chic storcerà il naso, ma la gente sta da un’altra parte».

E sulla Taranta nazionalpopolare dice

«Parlano di tradizione, ma tradizione – prosegue – vuol dire guardare al futuro confrontandosi col passato». E taglia corto sulle decisioni che, secondo alcuni, verrebbero prese a Roma. «La Rai, alla quale non paghiamo un euro, interviene pochissimo: la Notte della Taranta viene pensata qui».

Per Nandu Popu dei Sud Sound System, che sul palco del concertone c’è stato, si tratta di un processo inarrestabile. «Una volta in tv non puoi più tornare indietro – dice – perché a quel punto puoi solo esplodere».

E riconosce che la Notte della Taranta è diventata, come tutti i prodotti televisivi, una kermesse finalizzata alla promozione del territorio. “Nella storia della manifestazione c’è il lavoro di tanti studiosi. Ma è chiaro che oggi non ha più a che fare con la tradizione, perché quando diventi vetrina devi garantire chi paga la pubblicità”

Gli artisti

Nelle scelte di quest’anno non trova nulla di scandaloso Cesare Veronico, coordinatore artistico del Medimex e di Puglia Sounds. «Non possiamo far finta di vivere in un’altra dimensione, d’altronde – dice – con l’emergenza sanitaria in atto

Si poteva mantenere vivo l’evento solo andando in tv. E la tv – dice – comporta un certo tipo di variabili». Ma secondo il giornalista, documentarista e scrittore, Raffaele Gorgoni, che in anni passati è vicepresidente della Fondazione Notte della Taranta la questione è un’altra.

E cioè, che il Covid ha semplicemente accelerato un processo già in atto. «La Taranta – sostiene – era diventa altro già diversi anni fa, e ora la possiamo considerare uno dei tanti piccoli show televisivi del servizio pubblico, come il Festival di Castrocaro.

Su Rai5 era riuscita in qualche modo a mantenere un po’ della sua identità. Ma col passaggio sulle reti generaliste ha accentuato quella componente spettacolare che le ha fatto perdere completamente l’identità».

Esattamente uno dei motivi per cui lo scrittore salentino Livio Romano non la segue più da tempo. «Ho amato soprattutto le edizioni con Joe Zawinul e Stewart Copeland. Ma quando l’oleografia più becera ha preso il sopravvento sulle idee di Sergio Torsello e Sergio Blasi, ho iniziato a disaffezionarmi. D’altronde, la deriva è sotto gli occhi di tutti». Leggi anche qui

Insomma sembra prorpio che il caro e bravissimo Albano non vi sia pace. Quando ci sta lui di mezzo ci sono sempre i criticoni e le polemiche scorrono a fiumi. Vedremo se Albano risponderà alle polemiche o andrà dritto per la sua strada. Fonte Cdm

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