Bari: morta la vittima di uno stupro prima di poter testimoniare

La giovane di 27 anni è deceduta per un'overdose di metadone. La Procura non si ferma: "Il processo per violenza sessuale va avanti"

Redazione
Bari: morta la vittima di uno stupro prima di poter testimoniare
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Bari: morta la vittima di uno stupro prima di poter testimoniare. La giovane di 27 anni è deceduta per un’overdose di metadone. La Procura non si ferma: “Il processo per violenza sessuale va avanti”.

La storia della giovane di Triggiano, vittima di uno stupro lo scorso 8 marzo e poi ritrovata morta all’inizio di aprile, rappresenta un intreccio di ingiustizia e fragilità umana che lascia senza parole.

Il destino le ha tolto la vita proprio mentre la macchina della giustizia cercava di proteggerla e di dare un nome e un volto al suo aggressore.

L’aggressione dell’8 marzo

Il calvario della ragazza era iniziato nel giorno della Festa della Donna. Mentre portava a spasso il cane in via Oberdan, nell’area ex FSE, era stata aggredita alle spalle da uno sconosciuto, denudata e violentata. L’uomo aveva cercato di strangolarla per non farla gridare.

Nonostante il trauma, la giovane era riuscita a chiamare il 112 e a fornire una descrizione così precisa da permettere l’arresto, il giorno successivo, di un ventisettenne. Il presunto aggressore deve rispondere di violenza sessuale, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.

La tragica scoperta

Il dramma nel dramma è emerso solo pochi giorni fa, quando la Polizia ha cercato di contattarla per l’incidente probatorio (l’udienza necessaria per “congelare” la sua testimonianza):

Si è scoperto che la giovane era la stessa donna rinvenuta senza vita il 4 aprile in un affittacamere del quartiere Carrassi. L’autopsia ha chiarito che a ucciderla è stato un arresto cardiaco provocato da un’eccessiva assunzione di metadone. Una fine solitaria che arriva meno di un mese dopo l’orrore della violenza subita.

La decisione della Procura

Nonostante la testimone chiave non possa più parlare in aula, la Procura di Bari ha deciso di procedere con la richiesta di giudizio per l’imputato.

I magistrati ritengono che le dichiarazioni rese dalla ragazza subito dopo lo stupro siano “lucide, vive e coerenti”, costituendo gravi indizi di colpevolezza che non possono essere ignorati.

Il processo si preannuncia complesso: la difesa dell’imputato punterà probabilmente sull’impossibilità di controinterrogare la vittima, ma l’accusa cercherà di far valere i verbali della Questura come prova regina.

Resta l’amaro in bocca per una vita che cercava giustizia e che invece ha trovato una morte tragica in una stanza di quartiere, proprio mentre lo Stato la cercava per chiederle, ancora una volta, di ricordare l’inferno.

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