Bergamo: è Valentina Sarto la donna uccisa dal marito a coltellate

La vittima, 42 anni, lavorava al "Baretto" dello stadio. Il marito Vincenzo Dongellini l'ha colpita alla gola e alla schiena. Il dolore della sindaca Carnevali: «Ferita profonda per la città

Redazione
Bergamo: è Valentina Sarto la donna uccisa dal marito a coltellate

Bergamo: è Valentina Sarto la donna uccisa dal marito a coltellate. La vittima, 42 anni, lavorava al “Baretto” dello stadio. Il marito Vincenzo Dongellini l’ha colpita alla gola e alla schiena. Il dolore della sindaca Carnevali: «Ferita profonda per la città».

Si chiamava Valentina Sarto la donna di 42 anni brutalmente uccisa nella tarda mattinata di oggi, 18 marzo 2026. Valentina era un volto noto per i tifosi dell’Atalanta e per i frequentatori della zona stadio: lavorava infatti al “Baretto”, storico punto di ritrovo proprio nei pressi dell’impianto sportivo, a pochi passi dall’abitazione di via Pescaria dove ha trovato la morte.

La dinamica del delitto

Il marito, Vincenzo Dongellini, 50 anni, l’ha aggredita con un coltello colpendola mortalmente alla gola e alla schiena. La coppia era sposata dal maggio dello scorso anno, ma la loro relazione durava da circa dieci anni. In casa viveva anche la figlia ventenne dell’uomo, nata da una precedente unione.

Dopo il delitto, Dongellini ha tentato il suicidio; gli agenti della Squadra Mobile lo hanno trovato ancora nell’appartamento e lo hanno tratto in arresto. Attualmente l’uomo si trova in ospedale, piantonato dalla polizia, in condizioni che non sembrano renderlo in pericolo di vita.

I segnali invisibili

Sebbene per le banche dati delle forze dell’ordine non risultassero denunce pregresse o segnalazioni di maltrattamenti, emerge la testimonianza di una vicina di casa che riferisce di liti frequenti tra i due. Una conflittualità che negli ultimi giorni sarebbe trascesa, fino all’epilogo di stamattina.

La reazione delle istituzioni

La sindaca di Bergamo, Elena Carnevali, ha espresso il cordoglio di tutta la comunità con parole durissime contro la cultura del possesso. «Un crimine agghiacciante, una ferita profonda per Bergamo. La violenza sulle donne non inizia all’improvviso: passa attraverso il controllo e l’isolamento. Dobbiamo sconfiggere la cultura che fa credere agli uomini di poter disporre delle vite delle donne».

La sindaca ha poi ribadito l’impegno della rete interistituzionale e dell’associazione Aiuto Donna, sottolineando come la sicurezza debba partire dall’educazione al rispetto e dalla capacità di intercettare il rischio prima che diventi letale.

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