Bianca Balti racconta il cancro senza filtri: «Non è una linea retta»
Dalla mastectomia preventiva alla diagnosi di tumore ovarico, Balti smonta le semplificazioni sulla malattia e chiede più ascolto e meno giudizi
Bianca Balti racconta il cancro senza filtri: «Non è una linea retta». Dalla mastectomia preventiva alla diagnosi di tumore ovarico, Balti smonta le semplificazioni sulla malattia e chiede più ascolto e meno giudizi.
In occasione della Giornata mondiale contro il cancro, Bianca Balti sceglie di esporsi in prima persona e di raccontare la propria esperienza senza filtri, andando oltre i titoli ad effetto e le narrazioni semplificate.
Il suo non è un racconto rassicurante né lineare, ma un percorso complesso, fatto di scelte difficili, incertezze e momenti in cui sentirsi forti non coincideva affatto con il sentirsi bene.
La modella ripercorre l’ultimo anno come il più complicato della sua vita: dalla decisione di affrontare una mastectomia preventiva dopo la diagnosi di mutazione genetica BRCA1, fino alla scoperta di un tumore ovarico al terzo stadio.
Un periodo segnato dalla malattia, ma anche dalla determinazione a non arrendersi e a riprendersi la propria voce, rivendicando il diritto di raccontare la sua storia da più prospettive.
Nel lungo post condiviso su Instagram, Balti approfondisce ulteriormente e smonta una dopo l’altra le semplificazioni che spesso accompagnano il racconto del cancro.
Racconta di come ogni fase sia stata osservata e giudicata dall’esterno: la mastectomia preventiva messa in discussione perché “non stava ancora male”, i primi segnali sottovalutati e archiviati come eccesso di paura, fino all’arrivo della diagnosi vera e propria.
Con il tumore arrivano anche le domande colpevolizzanti e una compassione che non rispecchiava ciò che lei sentiva davvero: una forza nuova e, allo stesso tempo, il desiderio di continuare a vivere nella normalità. Poi c’è il “dopo”, spesso considerato il momento del sollievo: la fine della chemioterapia, i capelli che ricrescono, l’idea diffusa che tutto sia risolto. È proprio allora, racconta Balti, che è arrivata la fase più difficile.
«Il cancro non è una linea retta, ma un intreccio continuo di dubbi, paura, energia, lutto e resistenza», scrive chiaramente. E lancia un messaggio diretto a chi accompagna una persona malata: meno giudizi, meno soluzioni non richieste e più ascolto. Perché il cancro non è una storia da interpretare dall’esterno, ma un’esperienza da comprendere con rispetto.