Cadavere carbonizzato in un auto tra i frutteti. Omicidio o suicidio?

E' per il momento un mistero il ritrovamento di questa mattina
di  Redazione
2 settimane fa - 3 Giugno 2021

Cadavere carbonizzato in un auto tra i frutteti. Omicidio o suicidio? Un cadavere carbonizzato all’interno di un’utilitaria data alle fiamme. E’ per il momento un mistero il ritrovamento di questa mattina, pochi minuti prima delle nove e Gassino Torinese, in strada Bardassano, tra i frutteti.

Indagano i carabinieri. Sul posto stanno arrivando i militari del nucleo investigativo e la scientifica per i rilievi oltre al medico legale. Hanno raggiunto strada Gassino anche il medico legale dell’Asl To4 per un primo esame sul cadavere.

E poco dopo è arrivato anche il capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ivrea Giuseppe Ferrando; che è accompagnato dal comandante provinciale dei carabinieri di Torino, Francesco Rizzo.

Non è ancora chiaro che cosa sia stato usato per incendiare l’auto né se l’uomo fosse già morto quando è divampato l’incendio. Ad un primo esame non sembrerebbe la scena di un suicidio, ma nessuna ipotesi al momento è esclusa dagli investigatori.

Violenza a Leini. Sfascia tutto quel che trova in casa e picchia il patrigno

Arrestato giovane con problemi di tossicodipendenza che ha aggredito anche i carabinieri del nucleo radiomobile della compagnia di Venaria Reale la notte di ieri, mercoledì 2 giugno 2021, in un appartamento nel centro di Leini.

Qui un 28enne italiano, con storici problemi di tossicodipendenza, ha sfasciato tutto quello che ha trovato sulla propria strada e ha picchiato il patrigno procurandogli escoriazioni al gomito e al polso sinistro.

A chiamare il 112 è stata la madre. Quando i militari dell’Arma sono intervenuti il giovane ha alzato le mani anche contro di loro e a quel punto per lui l’arresto è stato inevitabile. Deve rispondere di maltrattamenti, violenza e resistenza a pubblico ufficiale.

Piazza S. Carlo: 4 anni fa la tragedia, targa ricorda vittime

“Non ci riporta indietro nostra mamma e gli anni di sofferenza, ma credo sia giusto che la città ricordi anche con questo simbolo”. A parlare è Danilo D’Ingeo, uno dei figli di Marisa Amato, vittima insieme a Erika Pioletti della tragedia di piazza San Carlo.

Due donne, ha aggiunto la figlia della Amato, Viviana, “unite da un unico destino. Nulla ci farà dimenticare quello che abbiamo sofferto e che hanno sofferto loro ma questa targa resterà un simbolo per la città“.

Alla cerimonia, nel quarto anniversario della tragedia, la sindaca Chiara Appendino, che non ha preso la parola, e il presidente del Consiglio comunale e della Commissione Toponomastica, Francesco Sicari che ha invitato a “costruire una memoria di quel giorno perché nulla venga mai dimenticato.

La Città con questa targa riconosce che in tutti noi è presente una ferita, e potrebbe non bastare una vita per vederla guarita, ma sono certo che ognuno di noi sarà capace di porre le giuste medicazioni”.

Anche per il presidente della Circoscrizione 1, Massimo Guerrini “è importante ricordare perché le cause del disastro sono state umane. L’inciviltà e il gesto folle di qualcuno – ha detto – e una organizzazione carente hanno fatto esplodere la miccia. Ciò che è successo poteva essere evitato; è giusto quindi mantenere viva la memoria perché non accada più”.

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