Cagliari: Massimiliano Pinna si impicca nel carcere di Uta

Arrestato per furto s’impicca dopo due giorni. Massimiliano Pinna è la trentaduesima vittima dietro le sbarre dall’inizio dell’anno

Redazione
Cagliari: Massimiliano Pinna si impicca nel carcere di Uta

Cagliari: Massimiliano Pinna si impicca nel carcere di Uta. Arrestato per furto s’impicca dopo due giorni. Massimiliano Pinna è la trentaduesima vittima dietro le sbarre dall’inizio dell’anno.

Ha trascorso una notte in carcere, la seconda si è impiccato. Massimiliano Pinna aveva 32 anni. Sabato scorso gli agenti delle Volanti lo avevano fermato a San Benedetto, a Cagliari, mentre si trovava alla guida di un’auto.

Il giovane uomo aveva provato a scappare a piedi, ma era stato di nuovo bloccato. Addosso aveva documenti, carte di credito e altri effetti personali appena rubati da un veicolo in sosta. Così era scattato l’arresto e per lui si sono aperte le porte del penitenziario Ettore Scalas di Uta.

Fuori una vista difficile, dentro non ha retto: questa notte Pinna si è tolto la vita. Il suo è il trentaduesimo suicidio in carcere dall’inizio dell’anno. 29 i detenuti che si sono tolti la vita, tre le guardie carcerarie.

Ennesimo morto per impiccagione

A fare l’agghiacciante conta è Gennarino De Fazio, segretario generale della UilPa, polizia penitenziaria. “L’ennesimo morto “per impiccagione” nelle nostre galere, dove ormai si va incontro a una pena di morte di fatto”, denuncia il sindacalista, “si inserisce in un quadro di crisi inarrestabile se non con interventi immediati e d’impatto che prendano atto dell’emergenza forse davvero senza precedenti, quanto meno a guardare il numero record di coloro che si tolgono la vita”.

Il sovraffollamento detentivo, con 14mila detenuti oltre i posti regolamentari, “la carenza di operatori – alla sola Polizia penitenziaria mancano 18mila unità – e le molteplici altre deficienze strutturali, infrastrutturali, d’equipaggiamento e organizzative non sono fronteggiabili con azioni ordinarie”, sostiene De Fazio.

L’appello al ministro Nordio

Da qui l’appello al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e all’intero governo Meloni, affinché “ne prendano concretamente atto e varino un decreto carceri con misure tangibili che non possono riassumersi nella riduzione, sic et simpliciter, a 60 giorni effettivi del corso di formazione per gli agenti di Polizia penitenziaria che inciderà in maniera impercettibile sul numero delle assunzioni, ma che finirà per essere deleterio sul piano della professionalità, della competenza e della crescita del corpo”.

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