Camorra, trovato morto nel carcere di Secondigliano il collaboratore di giustizia Costantino Russo

Giallo nel penitenziario partenopeo. In isolamento dal 16 luglio dopo la decisione di pentirsi

Redazione
Camorra, trovato morto nel carcere di Secondigliano il collaboratore di giustizia Costantino Russo
repertorio

Camorra, trovato morto nel carcere di Secondigliano il collaboratore di giustizia Costantino Russo. Giallo nel penitenziario partenopeo. In isolamento dal 16 luglio dopo la decisione di pentirsi.

Giallo all’interno della casa circondariale di Secondigliano a Napoli. Nella giornata di oggi, martedì 4 agosto 2026, è stato trovato senza vita nella sua cella Costantino Russo, nato a Napoli nel 1990 e considerato elemento di rilievo legato al clan Russo/Schiavone, articolazione dei Casalesi.

L’uomo, 36 anni, vantava precedenti per estorsione, truffa, riciclaggio, detenzione illegale di armi e spaccio di stupefacenti. Dal 16 luglio scorso aveva ufficializzato la decisione di collaborare con la giustizia e per questo motivo era recluso in regime di isolamento per ragioni di sicurezza.

Il rinvenimento ed i retroscena del gesto

Secondo quanto reso noto attraverso una nota ufficiale della Polizia Penitenziaria, gli agenti in servizio hanno trovato Russo impiccato alla grata della finestra della propria cella utilizzando dei lacci.

All’interno del locale i rilievi hanno permesso di rinvenire una lettera d’addio contenente messaggi di scuse rivolti alla moglie e ai figli, unitamente a un quaderno contenente appunti personali legati alle sue dichiarazioni ai pm, immediatamente posto sotto sequestro da parte degli inquirenti.

Soltanto poche settimane fa, in data 17 luglio, il 36enne aveva già tentato di togliersi la vita con il medesimo modus operandi, venendo prontamente salvato dall’intervento dal personale di custodia.

L’apertura dell’inchiesta della Procura

La Procura di Napoli ha aperto un fascicolo d’indagine per fare piena luce sulla vicenda ed accertare tutte le circostanze del decesso. Gli investigatori dovranno chiarire la catena dei controlli e la gestione del regime di custodia cautelare e vigilanza speciale cui Russo era sottoposto dopo il primo tentativo di suicidio.

La magistratura valuterà l’esecuzione dell’autopsia per confermare formalmente la causa della morte ed escludere qualsiasi altra eventualità.

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