Caso della “bidella pendolare”, la Corte d’Appello conferma il licenziamento di Giusy Giugliano

Respinto il ricorso della collaboratrice scolastica diventata nota per la storia dei presunti viaggi quotidiani Napoli-Milano. I giudici confermano la decisione di primo grado

Redazione
Caso della “bidella pendolare”, la Corte d’Appello conferma il licenziamento di Giusy Giugliano
Giusy Giugliano

Caso della “bidella pendolare”, la Corte d’Appello conferma il licenziamento di Giusy Giugliano. Respinto il ricorso della collaboratrice scolastica diventata nota per la storia dei presunti viaggi quotidiani Napoli-Milano. I giudici confermano la decisione di primo grado.

La Corte d’Appello di Napoli ha confermato il licenziamento di Giusy Giugliano, la collaboratrice scolastica classe 1993 diventata nota al pubblico come la “bidella pendolare”.

La donna aveva raccontato di affrontare ogni giorno il viaggio in treno tra Napoli e Milano per raggiungere il liceo in cui lavorava, una vicenda che nel tempo è stata in parte smentita dagli accertamenti successivi.

Negli ultimi mesi la sua storia ha avuto ulteriori sviluppi. Dopo il trasferimento in una scuola della provincia di Napoli, l’istituto “Francesco Morano” di Caivano, Giugliano è stata licenziata dal ruolo di personale Ata e successivamente arrestata con l’accusa di stalking nei confronti della dirigente scolastica Eugenia Carfora.

La preside è una figura molto nota anche a livello mediatico: la sua esperienza ha infatti ispirato la fiction Rai “La Preside”, interpretata da Luisa Ranieri e disponibile anche su Netflix.

La collaboratrice scolastica aveva impugnato il licenziamento davanti alla magistratura del lavoro, ma anche in secondo grado di giudizio la decisione è stata confermata. La sentenza, pronunciata il 26 febbraio dalla sezione Lavoro della Corte d’Appello di Napoli – presidente Anna Carla Catalano e relatrice Rosa Cristofano – respinge il ricorso presentato dalla lavoratrice.

Al centro della vicenda ci sono 16 giorni di assenza dal lavoro, tra il 17 gennaio e il 1° febbraio 2024. In quel periodo Giugliano aveva richiesto il congedo biennale previsto dalla legge 104 per assistere uno zio malato, ma quando si è assentata l’autorizzazione non era ancora stata concessa.

Il 6 febbraio la dirigente scolastica avvia il procedimento disciplinare e il 7 marzo arriva il licenziamento con preavviso. Successivamente il Ministero dell’Istruzione aveva concesso il congedo dal 7 marzo al 31 agosto, per poi revocarlo il 7 maggio per mancanza dei requisiti richiesti.

In appello, la difesa di Giugliano – rappresentata dall’avvocata Veronica Ascolese – ha sostenuto che le assenze fossero in realtà coperte da malattia, presentando un certificato medico datato 22 gennaio 2024. Secondo la ricostruzione, il documento non sarebbe stato inviato all’Inps a causa di un errore materiale del medico curante.

I giudici, però, hanno ritenuto il certificato inammissibile perché presentato come “prova nuova” nel procedimento d’appello e comunque in contrasto con altri elementi presenti negli atti.

In particolare, il 24 gennaio la lavoratrice aveva inviato una mail in cui dichiarava di essere in congedo dal 22 gennaio al 3 agosto, una versione considerata incompatibile con l’ipotesi di assenza per malattia. La Corte ha inoltre ricordato che spetta al lavoratore verificare che il certificato medico venga trasmesso correttamente e nei tempi previsti all’Inps.

Respinta anche la contestazione relativa alla revoca del congedo per assistere il familiare disabile. Lo zio indicato dalla lavoratrice è un parente di terzo grado che convive con la madre e la sorella.

Secondo i giudici, le sole dichiarazioni sulla loro indisponibilità non dimostrano l’esistenza di patologie invalidanti, requisito necessario per ottenere il beneficio previsto dalla legge.

La Corte ha quindi deciso di rigettare l’appello e confermare la sentenza di primo grado, disponendo anche che le spese processuali del secondo grado siano a carico della ricorrente. Per Giugliano resta ora aperto anche il fronte penale legato all’accusa di stalking.

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