Corrado Carnevale, definito “l’Ammazzasentenze”, è deceduto
Il giudice, nato a Licata, in provincia di Agrigento nel 1930, era a capo della Suprema Corte a soli 55 anni. Ha presieduto la prima sezione della Cassazione
Corrado Carnevale, definito “l’Ammazzasentenze”, è deceduto. Il giudice, nato a Licata, in provincia di Agrigento nel 1930, era a capo della Suprema Corte a soli 55 anni. Ha presieduto la prima sezione della Cassazione.
Si è spento ieri, all’età di 95 anni, Corrado Carnevale, uno dei magistrati più discussi della storia giudiziaria italiana. Uomo di straordinaria preparazione giuridica, secondo chi gli era vicino incarnava come pochi il principio cardine della Costituzione: la presunzione di innocenza. Eppure il suo nome resterà indissolubilmente legato all’appellativo che lo ha accompagnato per decenni, quello di “Ammazzasentenze”.
Laureatosi in anticipo rispetto ai tempi ordinari, Carnevale divenne il più giovane presidente di sezione della Corte di Cassazione. Nato a Licata, in provincia di Agrigento, nel 1930, raggiunse il vertice della Suprema Corte a soli 55 anni.
Dal 1985 al 1993 presiedette la prima sezione penale, distinguendosi per l’abbattimento dell’arretrato giudiziario ma finendo al centro di furiose polemiche per una lunga serie di sentenze di annullamento, spesso motivate da vizi procedurali o carenze nella motivazione.
Sotto la sua firma passarono circa 500 decisioni che cancellarono condanne per mafia e terrorismo. Proprio per questo Giovanni Falcone, allora direttore degli Affari penali al ministero della Giustizia, dispose un monitoraggio delle sentenze della sezione guidata da Carnevale e decise che il primo maxi processo non fosse assegnato a lui, “per opportunità”.
Tra i casi più clamorosi, nel 1985 l’annullamento del mandato di cattura nei confronti di Yasser Arafat, accusato di traffico d’armi con le Brigate Rosse, accusa poi rivelatasi infondata. Due anni dopo arrivò la definitività delle assoluzioni per i neofascisti Franco Freda e Giovanni Ventura, mentre furono confermate le condanne per gli ex ufficiali del Sid Gianadelio Maletti e Antonio Labruna.
Il soprannome di “Ammazzasentenze” si consolidò nell’87, quando la sezione presieduta da Carnevale annullò gli ergastoli per Michele e Salvatore Greco, rinviando il processo a Catania per l’omicidio del giudice Rocco Chinnici.
Gli imputati saranno poi assolti. Nello stesso anno furono annullate anche le condanne all’ergastolo per Giuseppe Madonia, Vincenzo Puccio e Armando Bonanno, accusati dell’omicidio del capitano dei carabinieri Emanuele Basile.
Nel 1991, 43 imputati – tra cui numerosi boss mafiosi – tornarono in libertà per la scadenza dei termini di custodia cautelare, alimentando una tempesta politica e mediatica che portò a interpellanze parlamentari e ispezioni ministeriali.
Tuttavia, le verifiche disposte anche dai ministri Mino Martinazzoli e Claudio Martelli non rilevarono irregolarità formali. Nello stesso periodo Carnevale annullò 41 condanne nel processo alla Banda della Magliana.
Non solo mafia: nel 1991 la Cassazione annullò anche le condanne per alcuni brigatisti rossi accusati dell’omicidio del generale Licio Giorgieri. Saranno successivamente condannati per concorso morale, e non come esecutori materiali.
La fase più buia della sua carriera arrivò con le accuse di collusione con Cosa nostra. Il collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo fu il suo principale accusatore.
Nel marzo 1993 la procura di Palermo, guidata da Gian Carlo Caselli, gli notificò un’informazione di garanzia: Carnevale venne sospeso dalle funzioni e dallo stipendio.
Due anni dopo l’archiviazione per mancanza di prove, ma nuove indagini partirono da Roma e Firenze, alimentate dalle accuse di undici pentiti, tra cui Giovanni Brusca.
Nel 1998 fu rinviato a giudizio. Assolto in primo grado, nel 2001 arrivò una condanna a sei anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Ma nel 2002 le Sezioni Unite della Cassazione misero definitivamente fine alla vicenda giudiziaria con un’assoluzione piena: «il fatto non sussiste». Il reintegro in magistratura, però, arrivò solo nel 2007, in una sezione civile della Cassazione. Andrà in pensione nel 2013.
Una carriera segnata da luci e ombre, tra rigore giuridico rivendicato e sospetti mai del tutto sopiti, che ha attraversato alcune delle pagine più drammatiche della storia giudiziaria italiana.
Con la morte di Corrado Carnevale si chiude il capitolo di un protagonista controverso, simbolo di un’epoca di profonde tensioni tra giustizia, politica e lotta alla criminalità organizzata.