Dal volo dello Scià alla rivolta di una nazione: l’Iran verso un nuovo capitolo storico

Redazione
Dal volo dello Scià alla rivolta di una nazione: l’Iran verso un nuovo capitolo storico
REUTERS/Chris J Ratcliffe

Dal volo dello Scià alla rivolta di una nazione: l’Iran verso un nuovo capitolo storico. Nel giorno in cui, 47 anni fa, lo Scià Mohammad Reza Pahlavi lasciava l’Iran ponendo fine alla monarchia imperiale e aprendo la strada alla Repubblica islamica, il paese vive una crisi interna che richiama quelle stesse passioni, speranze e divisioni che un tempo travolsero il regime monarchico.

Il 16 gennaio 1979, in mezzo a tumulti, dimostrazioni di piazza e l’avanzata della rivoluzione guidata dall’ayatollah Ruhollah Khomeini, lo Scià salì su un aereo per l’esilio definitivo.

La sua partenza segnò la fine di decenni di potere autocratico e l’inizio di un nuovo ordine in Iran — con profonde ripercussioni geopolitiche, fra cui la successiva crisi degli ostaggi americani e la trasformazione del paese in una repubblica teocratica.

Oggi l’Iran affronta una profonda ondata di proteste popolari, scoppiate a fine dicembre 2025 e in evoluzione fino a questo gennaio 2026. Ciò che all’origine era una rivolta contro la crisi economica e la svalutazione della moneta nazionale è presto scoppiato in un più vasto movimento di opposizione alla leadership clericale.

Le manifestazioni, le più vaste e variegate dal 2022, coinvolgono non solo studenti e cittadini urbani, ma anche commercianti nei bazar e professionisti colpiti dall’inflazione e dalla disoccupazione.

La risposta del governo è stata durissima: secondo fonti internazionali, sono migliaia i morti, oltre diecimila gli arresti e il paese resta sotto un massiccio blackout di internet imposto dalle autorità per limitare la diffusione delle proteste.

Pahlavi tornerà

In questo scenario di tensione crescente, la figura di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià e figura simbolica dell’opposizione monarchica in esilio, ha acquisito nuova risonanza: il principe ha nuovamente incitato i civili e parti dei militari a ribellarsi alla Repubblica islamica, alimentando slogan nei cortei come «Pahlavi tornerà».

Sul fronte internazionale la pressione si intensifica: gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni contro alti funzionari iraniani e strutture repressive in risposta all’uso letale della forza contro i manifestanti, mentre le tensioni geopolitiche nella regione restano alte.

Le ragioni profonde di questa nuova ondata di proteste non risiedono solo nelle dinamiche politiche: esse sono un prodotto di una crisi economica profonda e prolungata, caratterizzata da inflazione galoppante, disoccupazione e disservizi sociali che hanno esasperato le condizioni di vita di molte famiglie. Questi problemi avevano già alimentato proteste minori negli anni recenti, ma oggi si sono fuse con istanze di libertà e dignità più ampie.

Mentre il paese commemora l’uscita dallo scenario politico del monarca nel 1979, molti iraniani sembrano vivere una nuova stagione di fratture e speranze. La storia oggi non è vista solo come passato, ma come un prisma attraverso cui interpretare la lunga marcia di un popolo verso diritti, rappresentanza e giustizia. La domanda che molti si pongono è se questo movimento potrà segnare un’altra svolta epocale — non soltanto nella memoria iraniana, ma nel più ampio equilibrio del Medio Oriente.

Maria Laudando

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