Danilo Abiuso è stato ucciso, la verità dopo 22 anni

Il giovane morì in un agguato, ucciso da quattro colpi di pistola a Valenzano, in provincia di Bari, nel 2003 nella notte tra il 13 e il 14 novembre

Redazione
Danilo Abiuso è stato ucciso, la verità dopo 22 anni
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Danilo Abiuso è stato ucciso, la verità dopo 22 anni. Il giovane morì in un agguato, ucciso da quattro colpi di pistola a Valenzano, in provincia di Bari, nel 2003 nella notte tra il 13 e il 14 novembre.

Non fu un omicidio isolato, ma uno snodo cruciale della sanguinosa faida mafiosa che, nei primi anni Duemila, insanguinò Bari e la sua provincia. A oltre vent’anni dall’uccisione di Danilo Abiuso, 22 anni, arriva una svolta giudiziaria destinata a riaprire una delle pagine più oscure della criminalità organizzata locale.

Dalle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare emessa su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Il provvedimento riguarda il cosiddetto “cold case” dell’omicidio avvenuto a Valenzano nella notte tra il 14 e il 15 novembre 2003. Agli indagati vengono contestati reati gravissimi: omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, quella notte Danilo Abiuso, giovane con precedenti di modesta entità e ritenuto vicino agli ambienti del clan Strisciuglio, stava per salire sulla sua Volkswagen Golf parcheggiata in Largo Marconi, nel centro di Valenzano.

In quel momento entrò in azione il commando: quattro colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata lo colpirono al torace e all’addome. Il giovane fu trasportato d’urgenza all’ospedale Di Venere di Carbonara, ma morì poche ore dopo a causa delle gravissime ferite.

Per la DDA, quel delitto rappresentò un segnale chiaro all’interno della guerra tra i clan Strisciuglio, storicamente egemoni a Bari, e i Di Cosola, fortemente radicati nell’hinterland, in particolare a Valenzano e Ceglie del Campo.

Valenzano, considerata una roccaforte dei Di Cosola, era diventata terreno di scontro per il tentativo degli Strisciuglio di espandere il proprio controllo su traffico di droga ed estorsioni.

L’omicidio di Abiuso sarebbe stato quindi un vero e proprio “messaggio di sangue”, volto a riaffermare la supremazia territoriale del clan locale e a fermare ogni tentativo di infiltrazione.

La riapertura del caso è stata resa possibile grazie a un lungo e paziente lavoro investigativo, basato sull’analisi incrociata di vecchi reperti balistici e su nuove testimonianze.

Decisive, secondo gli investigatori, le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, ex esponenti di primo piano dei clan coinvolti, che hanno permesso di fare luce sulle dinamiche interne e sugli ordini impartiti all’epoca.

Le nuove acquisizioni investigative avrebbero consentito di individuare non solo gli esecutori materiali dell’agguato, ma anche i presunti mandanti, chiudendo così un cerchio rimasto aperto per oltre due decenni.

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