Davide Bristot muore nel sonno a 18 anni. Trovato dalla mamma

di  Redazione
2 settimane fa - 15 Luglio 2021

Davide Bristot muore nel sonno a 18 anni. Trovato dalla mamma. Si è spento a 18 anni Davide Bristot. A fare la drammatica scoperta la mamma Barbara. Iscritto all’istituto Segato aveva giocato con la Spes Volley.

Fratello dell’azzurrino Alessandro, impegnato in questi giorni con la nazionale di pallavolo. Alla famiglia in queste ore è arrivato il messaggio di cordoglio della federazione italiana volley.

«Il Presidente della Federazione Italiana Pallavolo Giuseppe Manfredi, l’intero Consiglio Federale e tutta la pallavolo italiana si stringono attorno alla famiglia Bristot e ad Alessandro per la prematura scomparsa di suo fratello Davide.

Alessandro Bristot, impegnato in questi giorni con la nazionale U17 agli Europei di categoria in Albania, ha fatto ritorno in Italia in queste ore. Nel pomeriggio gli azzurrini prima della gara con l’Austria, in programma alle 17.30, porteranno in campo la maglia di Alessandro e giocheranno con il lutto al braccio».

Draghi e Cartabia a Santa Maria Capua Vetere: ‘Riformare il sistema, mai più violenze’

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha visitato il carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) insieme alla ministra della Giustizia Marta Cartabia. “Venire in questo luogo oggi – ha detto Draghi incontrando la stampa – significa guardare da vicino per iniziare a capire.

Quello che abbiamo visto negli scorsi giorni ha scosso nel profondo le coscienze degli italiani. Sono immagini di oltre un anno fa. Le indagini in corso stabiliranno le responsabilità individuali.

Ma la responsabilità collettiva è di un sistema che va riformato. La Costituzione Italiana sancisce all’Articolo 27 – prosegue – i principi che devono guidare lo strumento della detenzione.

“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. A questi principi deve accompagnarsi la tutela dei diritti universali.

Il diritto all’integrità psicofisica, all’istruzione, al lavoro e alla salute, solo per citarne alcuni. Questi diritti sono sempre protetti, in particolare in un contesto che vede limitazioni alla libertà.

Il Governo  non dimentica

ll Governo non ha intenzione di dimenticare. Le proposte della Ministra Cartabia rappresentano un primo passo che appoggio con convinzione. Non può esserci giustizia dove c’è abuso. E non può esserci rieducazione dove c’è sopruso.

In un contesto così difficile – prosegue Draghi – lavorano ogni giorno, con spirito di sacrificio e dedizione assoluta, tanti servitori dello Stato. La polizia penitenziaria, in grande maggioranza, rispetta i detenuti, la propria divisa, le istituzioni.

Gli educatori assicurano le finalità riabilitative della pena. I mediatori culturali assistono i carcerati di origine straniera. I volontari permettono molte delle attività di reinserimento. A voi, e ai vostri colleghi in tutta Italia, va il più sentito ringraziamento del Governo e il mio personale”, aggiunge.

“Quello che è avvenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere sono atti di ingiustificabile violenza e intimidazione. Mai più violenze – ha sottolineato la ministra Cartabia – e occorre procedere subito ad assunzioni nel personale delle carceri.

Servono più fondi

Servono più fondi e più impegno nella formazione permanente, in particolare per la polizia penitenziaria che deve accompagnare il detenuto nel percorso di rieducazione. La pandemia ha fatto da detonatore a questioni antiche che affliggono le carceri.

La prima è il sovraffollamento, occorre intervenire su “più livelli” tra cui le strutture materiali e la formazione, ma anche sul piano normativo e il pacchetto di riforme corregge “la misura penale incentrata solo sul carcere”.

Rivolgendosi al premier Mario Draghi, al termine della visita al carcere campano di Santa Maria Capua Vetere – teatro di violenze ai detenuti il 6 aprile 2020 – la Guardasigilli Marta Cartabia ha detto che questa deve essere l’occasione “per far voltar pagina al mondo del carcere

Il carcere è al centro dell’inchiesta sugli scontri della primavera del 2020 nella quale sono contestati ai vertici della struttura e agli agenti penitenziari i reati di violenza e tortura.

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