Delitto di Fregene, al via il processo a Giada Crescenzi

È accusata di aver ucciso la suocera Stefania Camboni con oltre 30 coltellate. L’ex compagno la denuncia per calunnia: “Mi ha indicato come assassino

Redazione
Delitto di Fregene, al via il processo a Giada Crescenzi
Giada Crescenzi

Delitto di Fregene, al via il processo a Giada Crescenzi. È accusata di aver ucciso la suocera Stefania Camboni con oltre 30 coltellate. L’ex compagno la denuncia per calunnia: “Mi ha indicato come assassino.

Si è aperto oggi, nell’aula bunker di Rebibbia, il processo a carico di Giada Crescenzi, imputata per l’omicidio della suocera Stefania Camboni, avvenuto nella villetta di famiglia a Fregene.

Il procedimento si celebra con rito immediato, disposto dal gip di Civitavecchia, davanti alla Terza Corte d’Assise di Roma, competente per i reati più gravi.

Secondo l’accusa, la donna avrebbe colpito la suocera con più di trenta fendenti. Intanto Francesco Violoni, compagno della Crescenzi e figlio della vittima, inizialmente iscritto nel registro degli indagati e poi prosciolto, ha presentato una denuncia per calunnia contro di lei.

«Una scelta inevitabile – ha dichiarato il suo legale, Massimiliano Gabrielli – visto che lo ha indicato come responsabile dell’omicidio della madre».

Nelle prime ore successive al delitto, Crescenzi aveva raccontato agli inquirenti di aver dormito profondamente durante la notte, senza sentire rumori provenire dal piano superiore dell’abitazione.

Aveva riferito di aver scoperto il corpo senza vita della suocera insieme al compagno intorno alle 7 del mattino, sostenendo inoltre di non aver avuto particolari conflitti con la vittima.

Per chi indaga, quella versione sarebbe stata un tentativo di indirizzare le indagini verso una rapina degenerata in tragedia. Poco dopo, la donna è stata arrestata con l’accusa di omicidio volontario.

Nel successivo interrogatorio, avvenuto a giugno, la sua posizione cambia: Crescenzi punta il dito contro Violoni, sostenendo di aver visto la scena del crimine e di essere stata minacciata.

«Sono salita di sopra, ho visto tutto e sono andata in blackout. Lui mi diceva che mi avrebbe uccisa se non facevo quello che voleva», avrebbe dichiarato a verbale, aggiungendo che l’uomo l’avrebbe costretta a mettere a soqquadro l’abitazione.

Tuttavia, le verifiche investigative hanno collocato Violoni altrove al momento dei fatti. Le telecamere dell’aeroporto di Fiumicino, dove lavora come guardia giurata, lo riprendono poco prima delle 23:00 alla reception.

Alle 23.31 la vittima invia un ultimo messaggio vocale a un’amica, elemento che attesterebbe che fosse ancora viva quando il figlio aveva già iniziato il turno di lavoro.

Tra gli elementi ritenuti centrali dall’accusa figurano anche i dati estratti dal cellulare dell’imputata. Nella notte del delitto risultano tre chiamate alla suocera intorno alle 2:00, pur trovandosi entrambe nella stessa abitazione.

Gli investigatori si interrogano sul contenuto di quelle conversazioni e sul motivo delle telefonate a distanza di un solo piano. Inoltre, sul dispositivo sarebbero state effettuate ricerche online come “avvelenare una persona” e “veleni in casa: quali sono e come difendersi”, fino alle 4:00 del mattino.

Dopo circa un’ora di inattività, compatibile secondo l’accusa con l’orario del delitto, dalle 5:00 risultano nuove ricerche, tra cui “come togliere il sangue dal materasso”. Elementi che ora saranno al centro del dibattimento, chiamato a fare piena luce su una vicenda che ha profondamente scosso la comunità di Fregene.

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