Diego Dalla Palma, l’addio alle scene tra ironia e veleno: «Presto andrò fuori dai cogl…»
Il profeta del make-up torna a Milano con lo spettacolo "Perché no?". Tra il perdono agli abusi, il rifiuto dei social e il richiamo della morte: «Il successo? Ti lascia col sedere per terra»
Diego Dalla Palma, l’addio alle scene tra ironia e veleno: «Presto andrò fuori dai cogl…». Il profeta del make-up torna a Milano con lo spettacolo “Perché no?”. Tra il perdono agli abusi, il rifiuto dei social e il richiamo della morte: «Il successo? Ti lascia col sedere per terra».
«Mi sembra ieri quando mettevo le monetine nel jukebox. Ed è già ora di andare fuori dai cogl…». Diego Dalla Palma non usa filtri. A 75 anni, l’uomo che ha reinventato il concetto di bellezza in Italia approda al Teatro Gerolamo con il suo spettacolo “Perché no?”, ma lo fa con il sapore di un congedo. Ancora due date, poi il silenzio: «Ho bisogno di andare».
Il “Perché no” come conquista
Il titolo non è un manifesto politico, ma un inno alla libertà ritrovata. «Da giovani è tutto un “perché no”. Poi arriva la cautela dei 50 anni. Dopo i 60, la gente prova a dissuaderti dal fare qualunque cosa», spiega Dalla Palma nell’intervista rilasciata a Il Giorno.
Per lui, rivendicare quel dubbio oggi è una vittoria contro l’omologazione. Una lotta iniziata decenni fa, quando lasciò la provincia per Milano: «Se non fossi venuto qui, avrei avuto una vita terribile».
La bellezza come scudo, la chirurgia come errore
Il suo sguardo sul mondo dell’estetica resta spietato e profondamente spirituale. Per Dalla Palma, il trucco non è vanità ma protezione:
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Il make-up: «È uno scudo, una maschera per sentirsi a proprio agio».
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La chirurgia: «Ti toglie per sempre i connotati, a differenza del trucco».
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L’estetica: «Va a braccetto con l’atipicità e la diversità, mai con l’omologazione».
Le ferite: dagli abusi al perdono
Sul palco del Gerolamo c’è spazio per il buio. Dalla Palma torna a parlare degli abusi subiti da bambino da parte di un prete, un trauma rielaborato attraverso un perdono complesso.
«Gli ho mentito in punto di morte. Quando mi ha chiesto se gli volessi bene, ho detto di sì». Una capacità di perdonare «torti mostruosi» che lo accompagna da sempre, nonostante una fede ormai svanita: «La mia dea oggi è la natura».
Il richiamo dell’ignoto e l’addio a Zuckerberg
L’iconico visagista confessa di non temere la fine, anzi, di attenderla con curiosità dopo l’esperienza del coma: «Mi ha imparentato con la morte, la aspetto con gioia».
Un distacco che coinvolge anche il mondo digitale. Il rapporto con i social e con Mark Zuckerberg è ai minimi storici: «Sto pensando di togliere tutto, non mi interessa più».
Il jukebox della vita
C’è spazio per un ultimo rimorso («Non aver dato abbastanza carezze a mio padre») e per un avvertimento a chi insegue la fama: «Non perdete tempo dietro il successo. Deriva da “su” e “cesso”: prima o poi ti ritrovi col sedere per terra».
Se la sua vita fosse una colonna sonora, sceglierebbe tre brani:
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“Una ragione di più” (Vanoni) per la madre.
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“La riva bianca e la riva nera” (Theodorakis) per il padre.
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“Il Mondo” (Fontana) per se stesso. Perché il mondo non si è fermato mai un momento, e nemmeno Diego Dalla Palma.