Fase3: senza matrimoni crack da quindici miliardi di euro

1 mese fa
8 Luglio 2020
di redazione

Fase3: senza matrimoni crack da quindici miliardi di euro. Un crack da 15 miliardi per i promessi sposi in Italia con cancellazione e rinvio delle nozze a causa dell’emergenza coronavirus nel 2020.

E’ quanto stima la Coldiretti sulle conseguenze della pandemia sul mondo del wedding. Circa 80mila i matrimoni sospesi nel solo primo semestre 2020, in riferimento alla marcia in abito bianco delle spose mancate davanti al palazzo di Montecitorio.

La crisi generata dal Covid 19 – sottolinea la Coldiretti – ha stravolto i programmi di promessi sposi e famiglie e azzoppato i bilanci delle aziende. Dal catering alla fotografia, dai trasporti al florovivaismo, dai viaggi all’abbigliamento, dal trucco alle acconciature, dall’immobiliare fino alla vigilanza privata.

Lockdown e incertezza sulla diffusione della pandemia hanno costretto le coppie a contrattare rimborsi o voucher per riorganizzare il pronunciamento del fatidico sì.

A rischio sono oltre un milione di lavoratori

A rischio sono oltre un milione di lavoratori diretti ed indiretti impegnati nei settori collegati. Un settore che vede – precisa la Coldiretti – l’Italia all’avanguardia a livello internazionale; con un elevato numero di stranieri che sceglie proprio il Belpaese per celebrare l’esclusivo evento.

La presenza di location uniche ma anche la creatività organizzativa e l’alto livello dell’offerta enogastronomica rappresentano i fattori di successo che condizionano le scelte dei futuri sposi.

L’ultima tendenza è quella dei matrimoni green con quasi quattro giovani su dieci (38%) che considerano l’ambiente l’emergenza principale, con scelte sostenibili che vanno dalla location in campagna ai menu a chilometri zero con prodotti esclusivamente locali, dalle agribomboniere lavorate con lana di pecora o decorate con spighe alla torta nuziale della nonna fino agli addobbi floreali con essenze locali e al ritorno delle carrozze trainate dai cavalli con una spesa media che oscilla fra i 30 e i 60mila euro per il pacchetto completo del “giorno più bello”.

Proprio per questo – conclude la Coldiretti – oltre alle attività specializzate come gli abiti e accessori, i settori che hanno pagato il prezzo più alto all’emergenza sono quelli dell’agriturismo con le 24mila strutture presenti nel belpaese, ma anche il florovivaismo con 27mila imprese.

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