Femminicidi, seconda riunione degli Stati Generali: «Servono cultura dell’amore e coordinamento nazionale»

Redazione
Femminicidi, seconda riunione degli Stati Generali: «Servono cultura dell’amore e coordinamento nazionale»

Femminicidi, seconda riunione degli Stati Generali: «Servono cultura dell’amore e coordinamento nazionale». Una cultura fondata sull’amore e sulla dignità della persona, insieme a un coordinamento nazionale delle iniziative per contrastare la violenza sulle donne e di genere.

Sono i due pilastri emersi dalla seconda riunione degli Stati Generali contro i femminicidi, gli abusi e i maltrattamenti, svoltasi presso la la basilica di Santa Maria in Montesanto a Roma, promossi dalla dottoressa Catia Acquesta, dal Cavaliere di Gran Croce e dal vescovo Antonio Staglianò.

L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali, delle forze di polizia, del mondo sanitario, della società civile e delle realtà religiose.

Al centro, l’urgenza di rispondere a un’emergenza che si è manifestata con particolare violenza a partire dall’agosto 2026. L’obiettivo è mettere in rete esperienze e competenze, rafforzando la prevenzione e l’educazione al rispetto.

Tra i momenti più intensi, la testimonianza di Franco e Antonietta Isceri, genitori di Lorena, vittima lanciata del viadotto lo scorso 3 settembre.

Genitori abbracciati personalmente da Catia Acquesta Coordinatrice degli Stati Generali e da Paolo Crisafi consigliere Istituzionale, in un viaggio a Squinzano in Puglia al trigesimo della morta di Lorena.

Ai due genitori è stata espressa vicinanza anche attraverso gli interventi del consigliere Renato Loiero, in rappresentanza del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del ministro Alessandra Locatelli, della sottosegretaria Paola Frassinetti e del commissario per la ricostruzione Guido Castelli.

Un richiamo all’amore e ai valori fondamentali della persona è arrivato anche dal presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Maria Zuppi. “Il titolo che avete scelto -Uniti per prevenire le azioni della mano che uccide”- è già una promessa e un impegno. Ci ricorda che davanti a tragedie come quelle di Lorena e di tante altre donne, non possiamo restare indifferenti e soprattutto non possiamo abituarci.

Il femminicidio non è un fatto privato, non è un raptus, non è un destino. È un fenomeno che riguarda tutti noi, che affonda le radici in una cultura dove troppo spesso l’amore viene confuso con il possesso. La donna non è un oggetto, l’amore non è violenza. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo e, soprattutto, di educare a un amore sano, gratuito, che sa servire e non dominare.”

Gli Stati Generali si propongono come uno spazio di confronto e collaborazione per unire competenze e responsabilità, con un obiettivo comune: prevenire la violenza, educare al rispetto e fermare la mano che uccide.

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