Furbetti cartellino: indagati 9 dipendenti ospedale a Palermo

L'indagine è scattata tra l'ottobre e novembre del 2019
di  Redazione
3 mesi fa - 6 Marzo 2021

Furbetti cartellino: indagati 9 dipendenti ospedale a Palermo. Nove “furbetti” del cartellino sono scoperti tra i dipendenti dell’azienda ospedaliera Arnas Civico di Palermo. Per otto di loro sono emesse dal gip misure cautelari e uno è indagato a piede libero.

I provvedimenti sono eseguiti questa mattina dai carabinieri della compagnia di piazza Verdi. Gli operatori sanitari finiti nell’inchiesta, coordinata dalla procura, sono accusati a vario titolo di truffa aggravata ai danni dello Stato e falso.

L’ indagine è scattata tra l’ottobre e novembre del 2019 per contrastare comportamenti di assenteismo dal lavoro tenuti da alcuni dipendenti negli ospedali Civico di Palermo e all’ospedale dei Bambini.

Le indagini sono condotte attraverso l’osservazione anche di video riprese, pedinamenti e acquisizione di documenti da cui emergerebbe la responsabilità dei 9 indagati che in alcuni casi si sarebbero allontanati dall’ospedale pur risultando in orario di lavoro.

O si sarebbero intrattenuti nelle immediate adiacenze della struttura ospedaliera per un lasso temporale non giustificabile. In un unico caso un indagato avrebbe passato il badge di una collega per farlo risultare in servizio.

Per 3 dipendenti dell’azienda ospedale Civico è, quindi, scattata la sospensione dal pubblico ufficio per dodici mesi, Per 5 ex Pip, inseriti nei piani di occupazione regionale, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Uno è denunciato a piede libero.

Mafia: operazione Ps nel Catanese, colpito il clan Scalisi

Operazione antimafia della polizia nel Catanese. Ad Adrano è colpita la cosca Scalisi, un’articolazione territoriale del clan Laudani. Sono quindici le persone destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare.

I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, traffico e lo spaccio di droga, detenzione di armi e estorsioni aggravate dal metodo mafioso. Durante le indagini della polizia, coordinate dalla Procura distrettuale di Catania, sono documentati atti intimidatori e ritorsioni nei confronti dei familiari di un collaboratore di giustizia.

Un furgoncino per la vendita di panini di un familiare del collaboratore di giustizia Salvatore Giarrizzo danneggiato a ridosso di una importante udienza in cui avrebbero dovuto utilizzarsi del dichiarazioni ‘pentito’.

E’ uno degli episodi di intimidazione mafiosa contestati dalla Dda della Procura di Catania a esponenti del clan Scalisi di Adrano nel provvedimento, eseguito dalla polizia, che ha portato al fermo di 15 di loro.

Il Gip, in sede di convalida, ha disposto, poi, il carcere per 14 degli indagati e gli arresti domiciliari per un quindicesimo. I reati contestati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, detenzione e porto di armi da fuoco, estorsioni, traffico e spaccio di cocaina e marijuana con l’aggravante di avere favorito il clan mafioso Scalisi.

Operazione Triade

Dalle indagini dell’operazione Triade condotte dal commissariato di Adrano e dalla squadra mobile della Questura di Catania emerge il ruolo apicale assunto da Salvatore Calcagno; nipote ed effettivo erede del boss Giuseppe Scarvaglieri Giuseppe, attualmente detenuto in regime di 41bis, il cosidetto ‘carcere duro’.

Secondo la polizia è “operativo e fautore delle decisioni più rilevanti sulle dinamiche del sodalizio pur essendo; la sua presenza, discreta e meno visibile rispetto alla componente operativa ‘di strada’”.

Delineato anche il ruolo di Massimo Neri, già indicato da numerosi collaboratori di giustizia come esattore delle estorsioni riconducibili al clan Scalisi; accusato di avere “riorganizzato la cosca mafiosa assumendone il controllo almeno fino alla scarcerazione di Carmelo Scafidi”.

Le indagini hanno anche documentato i “costanti rapporti tra Neri e Antonio Luca Josè Pappalardo; ritenuto esponente della frangia territoriale del clan mafioso Laudani operante nel quartiere popolare Canalicchio di Catania”, a dimostrazione della collaborazione tra le due cosche.

La polizia ha fatto luce anche su cinque estorsioni ai danni di altrettanti operatori commerciali di Adrano.

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