Gaeta: sul caso Gianluca Mignacca c’è un’indagata per istigazione al suicidio

La Procura di Cassino iscrive nel registro degli indagati una 51enne del posto. Molti i punti oscuri sulla morte del 48enne trovato impiccato a febbraio

Redazione
Gaeta: sul caso Gianluca Mignacca c’è un’indagata per istigazione al suicidio
Gianluca Mignacca

Gaeta: sul caso Gianluca Mignacca c’è un’indagata per istigazione al suicidio. La Procura di Cassino iscrive nel registro degli indagati una 51enne del posto. Molti i punti oscuri sulla morte del 48enne trovato impiccato a febbraio.

Una clamorosa svolta riapre il giallo sulla morte di Gianluca Mignacca, il quarantottenne di Gaeta dipendente di un’agenzia funebre locale, trovato privo di vita la mattina del 13 febbraio scorso con una corda al collo nella cantina della sua abitazione in Viale America, nel quartiere Calegna.

La Procura di Cassino, con i magistrati Andrea Corvino e Beatrice Siravo, ha iscritto nel registro degli indagati una donna di 51 anni di Gaeta, in provincia di Latina, con l’ipotesi di reato di istigazione al suicidio.

Il fascicolo, inizialmente aperto a carico di ignoti, passa così a carico di persona nota per fare luce sul ruolo che la cinquantunenne potrebbe aver avuto nelle ore immediatamente precedenti il tragico decesso.

Lunedì prossimo verrà conferito l’incarico peritale per analizzare lo smartphone dell’indagata, difesa dall’avvocato Pasquale Cardillo Cupo. La consulenza tecnica punta a verificare l’esistenza di eventuali chiamate, messaggi o incontri avvenuti tra i due nei giorni e nelle ore antecedenti al 13 febbraio.

Sul tavolo degli investigatori del Commissariato di Polizia di Gaeta, guidato dal commissario capo Crescenzo Pittiglio, restano diversi nodi da sciogliere, a partire dalla natura dei rapporti tra Mignacca e la donna.

Esclusa al momento la pista sentimentale, si valuta un possibile legame di natura economica, sebbene i familiari e i conoscenti escludano che l’uomo stesse attraversando difficoltà finanziarie.

A far prendere una nuova piega alle indagini sono stati però alcuni inquietanti dettagli legati alla scena del ritrovamento. La porta della cantina dove giaceva il corpo del quarantottenne era infatti chiusa dall’esterno.

Le chiavi, introvabili nei momenti successivi al decesso e assenti tra gli indumenti della vittima, sono misteriosamente ricomparse a maggio – ben tre mesi dopo – nella buca delle lettere del condominio, rinvenute dalla nuova inquilina dell’appartamento.

Questo strano elemento, unitamente ad altre incongruenze riscontrate la sera del decesso, ha spinto la moglie e i fratelli di Mignacca, assistiti dall’avvocato Pasquale Di Gabriele, a presentare un esposto in Procura chiedendo la riesumazione del cadavere.

Risposte decisive su una vicenda ancora ricca di ombre sono attese dall’esame autoptico, disposto dalla magistratura per il prossimo 7 novembre presso l’ospedale Santa Scolastica di Cassino.

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