Genova, gli ultimi 44 metri del nuovo ponte. Iniziato il sollevamento, entro domani sarà pronto.

3 mesi fa
27 Aprile 2020
di redazione

Genova, gli ultimi 44 metri del nuovo ponte. Iniziato il sollevamento, entro domani sarà pronto.
Finisce la posa dell’impalcato. L’ingegnere capo: inaugureremo a metà di luglio. Boom di proposte per il nome

Ancora 44 metri e poche ore e il nuovo ponte di Genova, disegnato dall’architetto Renzo Piano, sarà in quota nello stesso luogo, nella stessa valle e sullo stesso torrente, l’ormai noto Polcevera, su cui il 14 agosto 2018 si consumò una immane tragedia, con il crollo del viadotto Morandi e la morte di 43 persone. Sono da poco iniziate le manovre di sollevamento dell’ultimo pezzo di impalcato e a questo punto, salvo scherzi del vento, cui da queste parti sono peraltro abituati, entro domani mattina le operazioni saranno terminate. Per l’occasione potrebbe arrivare il premier Giuseppe Conte o più probabilmente la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli.

Poi, questo che tecnicamente si chiama impalcato, in pratica l’ossatura del nuovo viadotto, dovrà essere centrata e impiantata definitivamente, dotata di asfalto, illuminazione stradale e quant’altro, e “entro la seconda metà di luglio confidiamo possa essere inaugurato”, spiega l’ingegner Roberto Carpaneto, amministratore delegato di Rina Consulting, in pratica l’azienda che si occupa di sovrintendere i lavori e con essi la sicurezza di chi li svolge.

Questo cantiere in realtà non si è mai fermato, neppure per coronavirus, se non poche ore dopo il primo caso di positività tra le maestranze che vi lavorano, circa 250-300 al giorno: “Con il virus abbiamo convissuto”, ha più volte dichiarato il sindaco-commissario Marco Bucci, inguaribile ottimista, mentre Carpaneto più tecnicamente spiega come sia stato possibile sin qui non fermare mai il cantiere in un mondo travolto dalla pandemia: “Al di là dello spirito, c’è un motivo ben preciso, ovvero un grande sforzo di project management, di pianificazione, con un link, un collegamento stretto tra imprese e committente, che ci ha permesso di demolire e ricostruire in uno spazio limitato, in mezzo a una città dove ci sono quattro assi viari urbani e l’asse ferroviario principale per il porto di Genova, oltre a problematiche ambientali come polveri e rumori”.

Il 27 marzo scorso in piena pandemia e lockdown il caso di un operaio positivo al coronavirus, con il timore di dover bloccare tutto, situazione poi rientrata. “Noi ancora prima della circolare del ministero delle Infrastrutture che forniva linee guida generali, avevamo già aggiornato i nostri piani di sicurezza nel cantiere alla luce del Covid e della elevata presenza di maestranze, provenienti dalla provincia di Bergamo. Avevamo già avviato formazione del personale, misurazione della temperatura, turnazioni in cantiere e in mensa con squadre strette, e una procedura per tracciare i contatti. Quando abbiamo avuto il caso di positività, abbiamo rapidamente recuperato le 23 persone che erano venute in contatto con l’operaio e circoscritto il focolaio, evitando di mettere in quarantena tutto il cantiere”.

Misure ovviamente confermate e rafforzate e che potrebbero diventare linee guida per altri cantieri e fabbriche nella cosiddetta fase 2. “La nostra esperienza è a disposizione del governo ma più in generale di tutti”, sottolinea Carpaneto.

Ora, al di là degli annunci della politica, si tratta di capire quando realmente, il nuovo ponte potrà essere percorribile. “Io non faccio previsioni ma pianificazione dei tempi. Dopo la salita di questo impalcato, avremo solo operazioni in quota e se tutto andrà bene dopo dieci giorni di collaudo, entro la seconda metà di luglio dovremmo farcela”. Nel frattempo, resta l’interrogativo sul nome che si darà al nuovo viadotto. Il Comune ha indetto un concorso di idee tra i genovesi, molte le proposte dal musicista Nicolò Paganini, a Fabrizio De Andrè, allo stesso Renzo Piano.