Giallo nel carcere di Torino: suicida il neo-pentito del processo “Hydra”

Bernardo Pace, 62 anni, trovato impiccato in cella al Lorusso e Cutugno. Stava collaborando con la DDA sul patto tra mafia, 'ndrangheta e camorra in Lombardia

Redazione
Giallo nel carcere di Torino: suicida il neo-pentito del processo “Hydra”
Repertorio

Giallo nel carcere di Torino: suicida il neo-pentito del processo “Hydra”. Bernardo Pace, 62 anni, trovato impiccato in cella al Lorusso e Cutugno. Stava collaborando con la DDA sul patto tra mafia, ‘ndrangheta e camorra in Lombardia.

Un colpo di scena drammatico scuote il panorama giudiziario italiano. Bernardo Pace, 62 anni, originario del trapanese e figura centrale dell’inchiesta “Hydra”, si è tolto la vita nel pomeriggio di lunedì 16 marzo nel carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino.

L’uomo, che era stato condannato lo scorso gennaio a 14 anni e 4 mesi con rito abbreviato, è stato trovato impiccato nella cella di isolamento dove era recluso da solo.

Il profilo della vittima e il legame con Messina Denaro

Bernardo Pace non era un detenuto qualunque. Secondo le indagini della DDA di Milano, faceva parte del mandamento della provincia di Trapani, una struttura di vertice guidata da Paolo Aurelio Errante Parrino, cugino del boss Matteo Messina Denaro.

Pace era considerato uno dei tasselli fondamentali per dimostrare l’esistenza della “super-cosca” o “sistema” in Lombardia: un’alleanza strategica tra le tre principali mafie italiane per il controllo degli affari al Nord.

La scelta di collaborare e il “giallo” dei verbali

La notizia del suicidio arriva in un momento cruciale. Nelle ultime settimane, Pace aveva iniziato a riempire verbali davanti ai pubblici ministeri milanesi e ai Carabinieri, diventando uno dei nuovi collaboratori di giustizia pronti a svelare i segreti del presunto “patto”.

La sua morte giunge a soli due giorni dalla prima udienza del processo con rito ordinario (fissata per il 19 marzo) a carico di 45 imputati. In quell’occasione, il procuratore Marcello Viola avrebbe dovuto depositare proprio i verbali contenenti le sue rivelazioni.

L’inchiesta della Procura di Torino

Il corpo è stato rinvenuto intorno alle 18:30. Pace era stato trasferito recentemente dal carcere milanese di Opera a quello di Torino, dove si trovava in regime di isolamento.

La Procura del capoluogo piemontese ha aperto un fascicolo e disposto l’autopsia per escludere ogni altra ipotesi e chiarire se vi siano state falle nel sistema di sorveglianza, considerando la delicatezza del profilo del detenuto e la sua recente decisione di collaborare.

Le reazioni

La scomparsa di Pace priva l’accusa di un testimone oculare delle dinamiche tra i clan in Lombardia, anche se i verbali già firmati potrebbero comunque essere acquisiti agli atti del processo. Resta però lo shock per la perdita di un “insider” che avrebbe potuto riscrivere la storia recente della criminalità organizzata al Nord.

Il suicidio di Bernardo Pace non è solo una tragedia umana consumata tra le mura di un carcere, ma rappresenta un terremoto giudiziario che colpisce al cuore una delle inchieste antimafia più importanti degli ultimi anni.

La morte di un collaboratore di giustizia a pochi giorni da un’udienza chiave solleva interrogativi inquietanti sulla sicurezza e sulla tenuta psicologica di chi decide di sfidare il “patto” tra le grandi organizzazioni criminali.

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