Giuliano Spazzali, avvocato di Mani Pulite, è deceduto

Fu il difensore di Sergio Cusani nel processo di Mani Pulite, con pm Antonio Di Pietro. per molti anni è stato uno dei maggiori protagonisti nelle aule giudiziarie

Redazione
Giuliano Spazzali, avvocato di Mani Pulite, è deceduto
Giuliano Spazzali

Giuliano Spazzali, avvocato di Mani Pulite, è deceduto. Fu il difensore di Sergio Cusani nel processo di Mani Pulite, con pm Antonio Di Pietro. per molti anni è stato uno dei maggiori protagonisti nelle aule giudiziarie.

Di lui si è parlato a lungo negli Anni di Piombo e poi nella stagione di Mani Pulite. Il suo nome ha attraversato decenni di storia italiana ed è stato per anni uno dei più riconoscibili protagonisti delle aule giudiziarie.

È morto ieri, 23 gennaio, a Milano, Giuliano Spazzali, tra gli avvocati penalisti più noti per le difese memorabili e per il suo stile combattivo nel confronto con l’accusa. «Abbiamo perso il nostro maestro», è il commento di chi con lui ha condiviso studio e lavoro.

Nato a Trieste il 1° gennaio 1939, Spazzali si trasferì negli anni Sessanta a Milano, dove avviò una carriera destinata a segnare profondamente il diritto penale italiano. In quegli anni divenne il legale di riferimento di Soccorso Rosso, assistendo numerosi militanti della sinistra extraparlamentare.

In 43 anni di attività, fu difensore di primo piano nei processi più delicati della storia recente del Paese. Tra i suoi assistiti figurano gli anarchici milanesi, tra cui Pietro Valpreda, ingiustamente accusato per la strage di piazza Fontana, e il leader di Autonomia Operaia, Toni Negri.

Negli anni Novanta, nel pieno di Tangentopoli, Spazzali tornò al centro delle cronache come difensore di Sergio Cusani nel processo per la tangente Enimont, il primo grande procedimento giudiziario a trasformarsi in un evento mediatico. In quelle aule si consumarono i celebri “duelli” con Antonio Di Pietro, allora pm simbolo di Mani Pulite, che contribuirono a rendere iconica la figura di Spazzali come toga antagonista.

Nel 2008, al momento del pensionamento, decise di dedicarsi alle sue passioni – lettura, musica, mostre, viaggi e soprattutto la pittura – ma non rinunciò a uno sguardo critico sul sistema giudiziario, che a suo avviso aveva profondamente cambiato natura. «Ormai l’aula, il dibattimento, non esistono più – disse –. Esistono i riti alternativi, il giudizio abbreviato, il patteggiamento, che comportano la totale rinuncia alla ricostruzione della verità».

Parole che si accompagnavano a una riflessione ancora oggi attuale sulla spettacolarizzazione dei processi, definita da Spazzali «del tutto fine a se stessa». Denunciò anche l’esistenza di «una norma non scritta» che aveva di fatto istituito «la doppia aula del foro televisivo e del tribunale».

In queste ore sono numerosi i messaggi di stima e cordoglio. Sergio Cusani, profondamente colpito, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Antonio Di Pietro, invece, ha ricordato così il suo storico avversario: «Onore all’avvocato Spazzali per essere stato tra i primi a interpretare il ruolo del difensore nel nuovo processo penale accusatorio, nel quale pm e avvocato siedono sullo stesso banco di fronte al giudice. Ho rispettato le sue arringhe quando era in vita – ha aggiunto – e le rispetto ancora di più ora che se ne è andato».

Con la morte di Giuliano Spazzali scompare una figura centrale dell’avvocatura italiana, protagonista di una stagione in cui il processo penale era anche confronto culturale, civile e politico.

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