Giuseppe Lacarpia ucciso in carcere, non si è suicidato

L'uomo era in carcere per aver ucciso la moglie Maria Arcangela Turtoro. Dopo l'arresto, fu trovato morto in cella. Arrestati due uomini ritenuti responsabili della sua morte

Redazione
Giuseppe Lacarpia ucciso in carcere, non si è suicidato
repertorio

Giuseppe Lacarpia ucciso in carcere, non si è suicidato. L’uomo era in carcere per aver ucciso la moglie Maria Arcangela Turtoro. Dopo l’arresto, fu trovato morto in cella. Arrestati due uomini ritenuti responsabili della sua morte.

Non sarebbe stato un suicidio, ma un omicidio. La Polizia di Stato di Bari, su richiesta della Procura, ha arrestato due uomini ritenuti responsabili di gravi fatti avvenuti all’interno della casa circondariale di Bari nell’ottobre 2024.

I due sono accusati di tentato omicidio; uno di loro deve rispondere anche dell’omicidio di Giuseppe Lacarpia, detenuto di 65 anni trovato morto in cella nella notte tra il 22 e il 23 ottobre.

Lacarpia, originario di Gravina in Puglia, era detenuto da meno di tre settimane: era stato arrestato il 6 ottobre con l’accusa di omicidio premeditato e aggravato dalla crudeltà nei confronti della moglie, Maria Arcangela Turturo. Secondo l’accusa, avrebbe prima tentato di darle fuoco mentre si trovava in auto e poi l’avrebbe uccisa a mani nude. Inizialmente, la morte di Lacarpia in carcere era stata attribuita a un suicidio per impiccagione.

Le indagini della Squadra Mobile hanno invece ricostruito un quadro diverso. Nella stessa cella in cui si trovava Lacarpia, la 2 bis, erano detenute otto persone, tutte ristrette per reati sessuali o contro la persona. Tra queste, un 24enne barese, Vincenzo Guglielmi, e un 45enne, Saverio Scarano, anch’egli barese.

Secondo gli inquirenti, la sera del 19 ottobre 2024 i due avrebbero tentato di uccidere un altro detenuto, il 28enne Mirko Gennaro, di origine salentina. L’uomo sarebbe stato trascinato nel bagno della cella, picchiato e poi appeso alle sbarre con corde ricavate da lenzuola, simulando un’impiccagione. Gennaro si sarebbe salvato solo perché svenuto: credendolo morto, gli aggressori avrebbero allertato i soccorsi fingendo un tentato suicidio.

Tre giorni dopo, il 22 ottobre, nella stessa cella fu trovato morto Giuseppe Lacarpia, anch’egli apparentemente impiccato. Le indagini hanno accertato che anche in questo caso si trattò di una messinscena. Lacarpia sarebbe stato ucciso mentre dormiva: afferrato alle spalle con un laccio, soffocato e successivamente legato alla testiera del letto con un cappio per simulare il suicidio.

Secondo quanto emerso, il movente dell’omicidio sarebbe stato banale e privo di una reale causa scatenante: Lacarpia, stando al racconto degli inquirenti, “dava fastidio” perché parlava da solo, pregava spesso anche di notte, non rispettava alcune dinamiche interne della cella e versava in condizioni igieniche precarie.

Per il 24enne Guglielmi, ritenuto responsabile del solo tentato omicidio, il gip ha disposto gli arresti domiciliari. Per Scarano, accusato sia del tentato omicidio sia dell’omicidio di Lacarpia, è stata invece disposta la custodia cautelare in carcere. Entrambi erano già detenuti per altri reati.

Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto di Bari, Ciro Angelillis, insieme ai pm Ileana Ramundo e Claudio Pinto. Gli inquirenti hanno sottolineato come i due episodi siano accomunati dalla sostanziale assenza di un vero movente, definita “l’aspetto più inquietante dell’intera vicenda”.

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