Pietro Marinaro si toglie la vita in carcere a Padova
Il detenuto, 74 anni, doveva essere trasferito dalla sezione alta sicurezza, dove era rinchiuso da decenni. Flash mob di protesta, per la brusca interruzione di un percorso di rieducazione
Pietro Marinaro si toglie la vita in carcere a Padova. Il detenuto, 74 anni, doveva essere trasferito dalla sezione alta sicurezza, dove era rinchiuso da decenni. Flash mob di protesta, per la brusca interruzione di un percorso di rieducazione.
Un detenuto del reparto di alta sicurezza del carcere Due Palazzi di Padova è stato trovato senza vita all’interno della propria cella. L’uomo si sarebbe tolto la vita per impiccagione.
Si chiamava Pietro Marinaro, aveva 74 anni ed era recluso da quasi quarant’anni, con una condanna all’ergastolo. Marinaro, braccio destro dell’irriducibile padrino coriglianese Santo Carelli, aveva trascorso molto tempo recluso in regime di 41-bis. Lasciata la detenzione “differenziata”, era stato trasferito in Veneto.
Durante il lungo periodo trascorso dietro le sbarre, a cominciare dall’aprile 1998 dopo l’arresto avvenuto in Germania, aveva sempre mantenuto una condotta esemplare.
La sua vecchia cosca era stata travolta da numerose indagini condotte dalla Dda di Catanzaro sulla base delle confessioni rese dai “picciotti” che avevano deciso di collaborare con la giustizia.
Nel corso della sua lunga detenzione partecipava attivamente ai laboratori artigianali di cucito avviati all’interno dell’istituto penitenziario.
Secondo quanto trapela dall’ambiente carcerario, Marinaro figurava nell’elenco di circa venti detenuti di lunghissimo corso che avrebbero dovuto essere trasferiti, proprio in questi giorni, in altri istituti del Nord Italia.
Il gesto estremo potrebbe essere collegato proprio alla prospettiva di questo trasferimento, che avrebbe segnato una brusca interruzione del percorso di rieducazione intrapreso a Padova.
La vicenda ha riacceso l’allarme già lanciato dalle associazioni che operano all’interno del carcere. Prima ancora del tragico episodio, infatti, le realtà impegnate nel sostegno ai detenuti avevano diffuso una nota alla stampa denunciando come questi trasferimenti rischino di spezzare progetti di reinserimento costruiti nel corso di decenni.
Secondo i volontari, tali decisioni finiscono per vanificare il lavoro di lunga durata svolto nei laboratori nati tra le mura del Due Palazzi, pensati per offrire un’occupazione e una prospettiva di vita diversa ai detenuti in vista del fine pena.
Per le associazioni coinvolte nei percorsi di recupero, quella di Pietro Marinaro rappresenta una tragedia annunciata. L’uomo si sarebbe tolto la vita alla vigilia del trasferimento che avrebbe interrotto improvvisamente il cammino di rieducazione avviato.
Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha infatti disposto la chiusura della sezione di alta sicurezza del carcere di Padova e il trasferimento immediato di tutti i 22 detenuti presenti, una misura che secondo alcuni avvocati sarebbe avvenuta in modo illegittimo.
I volontari denunciano inoltre un generale irrigidimento nei confronti delle attività di recupero e reinserimento all’interno dell’istituto padovano, una situazione che desta forte preoccupazione non solo tra le associazioni, ma anche tra gli stessi agenti di polizia penitenziaria.