Guglielmo Gatti, ergastolano, morto in cella tre anni fa

Del tragico episodio nessuno sapeva niente, neanche il suo avvocato difensore. Era stato condannato all'ergastolo per aver ucciso gli zii Aldo Donegani e Luisa De Leo

Redazione
Guglielmo Gatti, ergastolano, morto in cella tre anni fa
Guglielmo Gatti

Guglielmo Gatti, ergastolano, morto in cella tre anni fa. Del tragico episodio nessuno sapeva niente, neanche il suo avvocato difensore. Era stato condannato all’ergastolo per aver ucciso gli zii Aldo Donegani e Luisa De Leo.

Per quasi tre anni la sua morte è rimasta avvolta dal silenzio. Guglielmo Gatti, condannato all’ergastolo per il brutale duplice omicidio degli zii Aldo Donegani e Luisa De Leo, è morto il 15 giugno 2023 nel carcere di Opera, a Milano.

La notizia è emersa solo ora, quasi per caso, riportando alla luce una delle vicende di cronaca nera più efferate della storia recente bresciana.

A scoprire il decesso è stata la redazione di un giornale locale che, nel tentativo di ottenere un’intervista televisiva con il detenuto, ha ricevuto dal penitenziario una risposta tanto secca quanto sconvolgente: «È morto».

Una comunicazione che ha sorpreso persino lo storico difensore di Gatti, l’avvocato Luca Broli, il quale ha dichiarato di non essere mai stato informato della morte del suo assistito e di voler ora chiarire le circostanze del decesso.

Il nome di Guglielmo Gatti è indissolubilmente legato all’estate del 2005, quando la misteriosa scomparsa dei coniugi Donegani tenne l’Italia con il fiato sospeso.

La vicenda si concluse con una scoperta agghiacciante: i due anziani erano stati uccisi e smembrati. I resti dei corpi vennero rinvenuti tra la vegetazione e i dirupi di una zona impervia tra il Passo Vivione e il lago d’Iseo. Gatti, nipote delle vittime, fu arrestato e al termine del processo condannato al carcere a vita.

Dal 2007 era detenuto nel carcere di Opera, dove ha trascorso sedici anni della sua esistenza. Un isolamento che, simbolicamente, sembra essere proseguito anche dopo la morte. Al momento del decesso aveva 58 anni, ma sulle cause – naturali o accidentali – non sono state fornite informazioni ufficiali.

A colpire è soprattutto ciò che è avvenuto dopo: Guglielmo Gatti è stato sepolto nel Cimitero Maggiore di Milano, in un campo comune, senza una lapide a segnare il suo nome. Un epilogo anonimo per una figura che aveva segnato profondamente la cronaca giudiziaria nazionale.

Un’ulteriore beffa del destino emerge guardando alle tempistiche: se fosse stato ancora in vita, proprio in questi mesi Gatti avrebbe potuto iniziare a intravedere uno spiraglio di libertà.

A partire da agosto 2025, infatti, avrebbe maturato i requisiti per chiedere l’accesso alla semilibertà. Una possibilità che non ha mai fatto in tempo nemmeno a sfiorare.

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