Hikikomori, l’isolamento silenzioso che cresce anche in Italia

Dal Giappone al nostro Paese aumenta il numero dei giovani che scelgono di ritirarsi dalla vita sociale. L’allarme degli esperti: attenzione anche all’impatto dell’intelligenza artificiale

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Hikikomori, l’isolamento silenzioso che cresce anche in Italia
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Hikikomori, l’isolamento silenzioso che cresce anche in Italia. Dal Giappone al nostro Paese aumenta il numero dei giovani che scelgono di ritirarsi dalla vita sociale. L’allarme degli esperti: attenzione anche all’impatto dell’intelligenza artificiale.

Dal Giappone all’Italia, il fenomeno degli hikikomori (dal giapponese “stare in disparte”) continua a diffondersi in modo silenzioso ma costante. Il termine nasce dall’unione di due ideogrammi giapponesi, “hiku” (ritirarsi) e “komoru” (isolarsi), e descrive una condizione di auto-reclusione volontaria che coinvolge milioni di persone nel mondo.

Gli hikikomori scelgono di sottrarsi al contatto diretto con la società, interrompendo o compromettendo il proprio percorso scolastico e lavorativo e rinunciando a relazioni amicali e sentimentali. Un isolamento che non è imposto dall’esterno, ma maturato come risposta a un disagio profondo.

Secondo Marco Crepaldi, psicologo e presidente dell’associazione “Hikikomori Italia”, il fenomeno è in crescita soprattutto tra i più giovani. «In Giappone si stima che gli hikikomori siano circa un milione. In Italia i casi censiti tra gli studenti sono tra i 50 e i 60mila, ma il numero reale è probabilmente molto più alto, perché i dati riguardano solo chi risulta ancora iscritto a scuola», spiega.

Dal 2017 Crepaldi si occupa di contrastare l’isolamento sociale giovanile nel nostro Paese. Intervenendo al convegno “Libro, carta e penna”, promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, ha sottolineato: «Siamo in contatto con 5-10mila nuclei familiari di giovani hikikomori e stimiamo che in Italia possano esserci fino a 200mila casi. È un problema radicato e spesso sottovalutato».

A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce oggi la diffusione dell’intelligenza artificiale. Se la pandemia e il lockdown hanno rappresentato un momento critico, segnando per molti adolescenti il primo vero isolamento forzato dalla scuola e dagli amici, le nuove tecnologie rischiano di consolidare dinamiche di chiusura.

Le piattaforme digitali e i chatbot, con cui è possibile interagire in modo continuo e personalizzato, possono infatti sostituire — almeno in parte — il confronto reale.

«La dipendenza non è soltanto psicologica, ma anche affettiva», avverte Crepaldi. «Dobbiamo prestare attenzione al legame che può svilupparsi con l’intelligenza artificiale e vigilare sul suo ingresso nelle scuole».

Secondo lo psicologo, l’AI potrebbe incidere anche sui processi di apprendimento, rendendo necessario un approfondimento specifico sul ruolo della tecnologia nel sistema educativo.

Il fenomeno degli hikikomori, dunque, non è più un’emergenza lontana. È una realtà che interroga famiglie, istituzioni e mondo della scuola, chiamati a costruire strumenti di prevenzione e sostegno per intercettare il disagio prima che si trasformi in isolamento permanente.

Maria Laudando

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