Il farmaco che blocca il Covid: Così svuota le terapie intensive

L'Università di Padova studia un potenziale farmaco anti-Covid che riuscirebbe a bloccare un enzima che favorisce la replicazione del virus e le trombosi
di  Redazione
3 mesi fa - 7 Maggio 2021

Il farmaco che blocca il Covid: Così svuota le terapie intensive. Mentre si procede spediti con le vaccinazioni, ricerca e Scienza lavorano “sotto traccia” per mettere a punto un farmaco anti-Covid che possa evitare lo sviluppo della malattia grave.

Lo studio italiano

La ricerca, approvata dal Comitato Tecnico Scientifico (Cts) dell’Istituto Superiore di Sanità, dal Comitato Etico Nazionale dell’Ospedale Spallanzani di Roma e dall’Aifa, sarà condotta in collaborazione con le Unità Covid-19 dell’Azienda Ospedaliera – Universitaria di Padova.

Lo studio clinico controllato è disegnato e coordinato dal prof. Gian Paolo Rossi, Direttore della Unità Operativa di Medicina d’Urgenza e della Scuola di Specializzazione in Medicina d’Emergenza e Urgenza, e dalla prof.ssa Teresa Seccia ed impiegherà il nafamostat mesilato.

Un farmaco utilizzato da anni in Giappone come farmaco generico anticoagulante che ha mostrato un ottimo profilo di sicurezza in tutti gli studi finora condotti. “Se le attese saranno confermate il farmaco potrà tenere molti pazienti Covid-19 fuori dalle terapie intensive e salvare molte vite”.

Quando e come andrebbe utilizzato

“Se suddividiamo la fase della malattia in lieve o con pochi sintomi, fase intermedia dove interviene l’interessamento polmonare con tosse è il momento in cui si potrebbe utilizzare il nafamostat per tentare di scongiurare una situazione di trombosi ed embolia grave dei polmoni e di altri organi”.

Gli studi clinici, che saranno condotti su 256 pazienti affetti da Sars-Cov-2 ed ospedalizzati, ma non così gravi da essere ricoverati in terapia intensiva, dovranno ancora confermare il potenziale antivirale del farmaco che sarebbe un traguardo importante.

La somministrazione avverrebbe per via endovenosa: “se consideriamo, poi, che è indicato nelle fasi moderate/severe della malattia, va somministrato esclusivamente in ospedale”, afferma il Prof. Bernardini.

Lo studio italiano fa parte di uno dei 48 trials clinici attualmente in corso in tutto il mondo per il nafamostat mesilato nel Covid; “quello italiano è uno dei 48”, aggiunge il farmacologo. Si può facilmente dedurre che le potenzialità di successo nella cura al Covid potrebbero crescere enormemente (per fortuna).

A che punto è la ricerca per il farmaco che blocca il Covid

Ma quali sono le novità, se ci sono, per altri potenziali farmaci anti-Covid? “Sono certo che continueremo, a lungo, a sentire parlare di nuove potenzialità terapeutiche; ma, ora, non mi sento di dire che sia scoperto il farmaco risolutivo.

Siamo di certo buon punto, abbiamo imparato molto dalla malattia, ma anche dai fallimenti e dai successi terapeutici – ci dice Bernardini. Adesso abbiamo un’aumentata capacità di collocare i farmaci rispetto all’inizio della pandemia, quando si conosceva molto poco e si andava per tentativi”.

È notizia freschissima che un farmaco sperimentale a base di anticorpi potrebbe neutralizzare e combattere le varianti del Covid; secondo quanto emerso dagli studi dell’azienda farmaceutica statunitense Eli Lilly e della canadese AbCellera Biologics, che riveleranno i risultati della sperimentazione la prossima settimana.

Secondo le prime anticipazioni, gli anticorpi agirebbero aggredendo il virus e le sue mutazioni; il che significa che il farmaco potrebbe mantenere la sua efficacia nel tempo e nei confronti delle varianti del Covid.

Il premier britannico Boris Johnson, ha suggerito che i trattamenti antivirali potrebbero essere forniti alle persone per la cura domiciliare, e potrebbero esser considerati come una “ulteriore linea di difesa medica” contro il Coronavirus.

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