Il giallo del parroco del Canavese: gatti, droga e fuga
Don Mario Viano indagato dalla Procura di Ivrea. Trovati 26 gatti di razza e 200 grammi di marijuana in canonica. Il sacerdote è irreperibile da metà marzo
Il giallo del parroco del Canavese: gatti, droga e fuga. Don Mario Viano indagato dalla Procura di Ivrea. Trovati 26 gatti di razza e 200 grammi di marijuana in canonica. Il sacerdote è irreperibile da metà marzo.
Il caso di Don Mario Viano, il parroco 39enne scomparso da circa due settimane tra Bosconero e San Benigno Canavese, sta lasciando senza parole non solo la diocesi di Torino, ma l’intera opinione pubblica nazionale proprio alla vigilia del weekend di Pasqua.
L’irruzione in canonica: uno scenario insolito
Tutto è nato da una segnalazione dei Carabinieri Forestali e dell’ASL TO4 riguardante il benessere animale. Ciò che i militari hanno trovato nella chiesa di San Giovanni Battista a Bosconero ha dell’incredibile.
Hanno trovato un allevamento clandestino con 26 gatti, tra cui esemplari pregiati di Maine Coon e Ragdoll, che vivevano tra la sagrestia e le stanze private in condizioni igieniche precarie.
Durante l’ispezione, che ne è seguita, è spuntata una quantità rilevante di sostanza stupefacente: circa 200 grammi di marijuana. La Procura di Ivrea, ora, ha iscritto il sacerdote nel registro degli indagati.
Si cerca di capire se la droga fosse destinata allo spaccio o a un uso personale “anomalo”, e se vi fosse un vero e proprio commercio illegale di felini di razza.
Il mistero della scomparsa
Don Mario, originario di Rivalta e Abate dell’Abbazia di Fruttuaria, è letteralmente svanito nel nulla. Da oltre due settimane non si hanno notizie ufficiali. Non ha lasciato messaggi, né indicazioni sulla sua destinazione.
I fedeli, rimasti sbigottiti, lo conoscevano per la sua passione per i gatti, ma nessuno immaginava un tale sovraffollamento, né tantomeno la presenza di sostanze illecite in un luogo sacro.
Le ricerche di Don Mario continuano, mentre i gatti sono stati messi in sicurezza dai veterinari. La Diocesi attende l’esito delle indagini prima di prendere provvedimenti canonici ufficiali, ma la ferita nel tessuto sociale del Canavese è profonda.