Il paradosso di Bologna: morto per la scienza, vivo per l’anagrafe
I resti di Stefano Bertusi (scomparso nel 2015) identificati nel 2024. La Procura non trasmette gli atti e la vedova resta in un limbo: «Non posso fare la successione»
Il paradosso di Bologna: morto per la scienza, vivo per l’anagrafe. I resti di Stefano Bertusi (scomparso nel 2015) identificati nel 2024. La Procura non trasmette gli atti e la vedova resta in un limbo: «Non posso fare la successione».
Dalla scomparsa al ritrovamento
La tragedia di Stefano Bertusi ha radici lontane e un epilogo amaro. Stefano Bertusi, all’epoca 64enne, scompare nel 2015 da una clinica sulle colline bolognesi. Per nove anni il nulla, nonostante le ricerche incessanti.
Una donna e suo figlio trovano, nell’aprile 2024, un teschio e altre ossa in un bosco poco distante dal luogo dell’ultimo avvistamento. Le analisi medico-legali e del DNA confermano: quei resti appartengono a Stefano. Il mistero si chiude, ma inizia l’incubo burocratico.
Il Limbo della vedova
Nonostante l’identità sia certa, la Procura di Bologna non ha ancora trasmesso la documentazione ufficiale agli uffici comunali. Il risultato è surreale. Senza l’atto formale, l’anagrafe non può “cancellare” Bertusi.
La moglie, assistita dall’avvocato Barbara Iannuccelli, non può avviare le pratiche di successione, non può gestire i conti correnti o gli adempimenti amministrativi legati alla vedovanza.
“È una situazione assurda”, denuncia l’avvocato Iannuccelli. “Per lo Stato quest’uomo sta ancora camminando, mentre la famiglia ha già pianto sui suoi resti”.