Kimi Antonelli, un italiano campione F1 dopo 73 anni
Questa vittoria arriva dopo settantatré anni, gli ultimi italiani ad aver vinto sono gli Ascari
Kimi Antonelli, un italiano campione F1 dopo 73 anni. Questa vittoria arriva dopo settantatré anni, gli ultimi italiani ad aver vinto sono gli Ascari.
Ascari era già di famiglia della Formula1 dove anche il suo papà aveva già vinto. Antonio Ascari è stato un pioniere dell’automobilismo degli anni venti, punta gloriosa della scuderia Alfa Corse.
Pensate un po’, già da giovane appassionato delle macchine da scoppio che da giovane riparava macchinari per l’agricoltura. Suo grande amico era lo storico presidente Enzo Ferrari che: “ammise pubblicamente che era proprio da Antonio Ascari che aveva cercato di copiare lo stile di guida, la precisione nelle traiettorie e la determinazione feroce nell’affrontare le curve”
Lo considerava l’uomo del “combattere al volante”
L’ultimo italiano ad aver vinto due volte è stato Alberto Ascari figlio di Antonio, e occorre ricodare frasi celebri per dedicare un pensiero a questo grande campione.
«Io obbedisco soltanto a una passione. Le corse. Senza non saprei vivere». Dedizione e passione erano dei punti caratterizzanti.
«Lasciatemi provare. Nuvolari correva anche con il busto di gesso, se ricordate. E poi, se non risalgo subito in macchina dopo un incidente, rischio di perdere il coraggio».
Frase celebre che pronunciò prima di morire ed infatti oggi gli è dedicata la variante Ascari. Andrea Kimi Antonelli detto AKA già campione kart e formula 4, vince come giovanissimo di appena 20 anni.
Le sue parole
«Ce l’abbiamo fatta, ma senza la mia famiglia e senza la Mercedes non sarei qui, sono molto grato a loro. È un momento che ricorderò per sempre, sono senza parole: sto cercando di processare il tutto. È stata una stagione incredibile»
Parole che ritengo di grande umiltà, dedizione, passione e lealtà sportiva nei riguardi di tutto il mondo della Formula 1. Però piccolo inconveniente dato che il suo compagno di squadra Russel viene multato dalla Fia (federazione internazionale dell’automobile) di 5.000 euro per motivi di natura disciplinare e mediatica.
Per finire una cosa devo dirla, ci facciamo sempre riconoscere. Forse la verità è che i giovani non sanno affrontare gli insuccessi? Questa vittoria del suo compagno di squadra gli creerà futuri problemi di autostima?
Come mai spesso siamo tutti tendenti a lasciarci andare invece di accettare le sconfitte? Come nazione siamo capaci di fare qualcosa di serio in tutto, e non farci riconoscere sempre con lo stesso marchio?
Emanuele Buonaguro