Lago di Como: quindicenne muore dopo un tuffo a Mandello
Sfidano il gelo e i divieti: il ragazzo non riemerge più davanti alla Moto Guzzi. L'acqua era a 13 gradi. Il sindaco Fasoli: «Zona pericolosa e vietata»
Lago di Como: quindicenne muore dopo un tuffo a Mandello. Sfidano il gelo e i divieti: il ragazzo non riemerge più davanti alla Moto Guzzi. L’acqua era a 13 gradi. Il sindaco Fasoli: «Zona pericolosa e vietata».
La dinamica dell’incidente
Il dramma si è consumato sotto gli occhi degli amici, impotenti di fronte alla forza del lago. Nonostante i cartelli di divieto e la pericolosità del tratto di lago di fronte alla canottieri Moto Guzzi, il giovane — residente nel Milanese — ha deciso di tuffarsi dal pontile.
In questo inizio maggio, nonostante il sole e le temperature esterne miti (20-22°C), l’acqua del lago resta gelida, ferma a circa 13°C. Una temperatura che può causare un arresto cardiocircolatorio immediato o un “gasp” (riflesso di inspirazione involontaria) che porta all’annegamento rapido.
Il ragazzo non è più riemerso. L’allarme è scattato immediatamente, ma per il quindicenne non c’è stato nulla da fare. Le parole del sindaco Riccardo Fasoli sono un misto di dolore e rabbia per una morte che, con il rispetto delle regole, si sarebbe potuta evitare.
Il divieto che salva la vita
Quella “zona pericolosa” descritta dal sindaco Fasoli non era un suggerimento, ma un confine tra la vita e la morte. In un’epoca dove tutto sembra possibile e immediato, la tragedia di Mandello ci ricorda che esistono limiti fisici e ambientali invalicabili. Il dolore degli amici che tornano a Milano con un posto vuoto in treno è il finale più triste di questo ponte del 1° maggio.