L’allarme della Dna: «La mafia nigeriana ha conquistato tutta l’Italia»

di  Redazione
2 anni fa - 27 Novembre 2019

L’allarme della Dna: «La mafia nigeriana ha conquistato tutta l’Italia». Federico Cafiero de Raho, procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo racconta la mafia cinese e quella nigeriana. I loro riti. Le pressioni esercitate sulle rispettive comunità. Le modalità operative. E la pericolosità.

Il capo della cosca cinese era adorato come un dio in Toscana

«La mafia cinese esiste come quella nigeriana abbiamo indicazioni chiarissime in Toscana. Dove il capo cosca era adorato addirittura come un dio. E davanti al luogo in cui permaneva c’erano file di autovetture i cui conducenti scendevano solo per fare il baciamano».

Sembra di rivedere i riti della mafia siciliana di un tempo. Gli omaggi e gli inchini ai boss.

«Sono tantissime le attività gestite e sotto il controllo della mafia cinese. E anche qui la proiezione è quella propria della comunità. È nei confronti della comunità cinese che si svolgeva il controllo e l’intimidazione».

Ma, accanto alla mafia cinese, che vive e prospera immersa silenziosamente nella propria comunità, si è fatta largo, prepotentemente, anche la mafia nigeriana. Stesse dinamiche rivolte verso la propria comunità.

«Quella nigeriana oggi è diventata la criminalità più forte. Ha articolazioni in quasi tutte le regioni italiane. E in tutti i paesi dell’Europa, con una base molto forte nel Paese di origine».

I sospetti su una struttura verticistica della mafia nigeriana

«C’è una sorta di “occupazione” dei territori in cui le organizzazioni nigeriane si pongono. Queste articolazioni sembrano al momento non collegate tra loro. Per quanto da uno dei casi più recenti, ancora oggetto di accertamento, possono evidenziare il medesimo vertice, pur operando in modo separato in territori e regioni diverse».

«È il primo spiraglio che abbiamo di fronte all’ipotesi che esista una struttura verticistica unitaria al di sopra di coloro che operano sui singoli territori», ammette il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

«La modalità operativa dei nigeriani è talmente diffusa e molto spesso replicata nei vari territori da far pensare ad una sorta di unitarietà, che va poi verificata nelle sue forme. Appare con la composizione di articolazioni separate, con qualche piccolo segnale che ci siano delle unitarietà».

«Non ci meravigliamo – ammonisce il magistrato che guida la Dna – se l’organizzazione nigeriana è in grado di esercitare una intimidazione e una violenza nei confronti dei familiari delle vittime».

«Al di là dei riti magici, esistono delle intimidazioni rappresentate dalla conseguenza eventuale di sottrarsi alla costruzione del gruppo. Ribellarsi al sistema della criminalità nel Paese di destinazione significa per le vittime mettere anche a rischio i familiari».

Di qui due conclusioni e l’allarme della Dna

Primo: «Queste organizzazioni si muovono con il metodo mafioso dell’intimidazione, con omicidi, sequestri, torture. Anche nei confronti della loro stessa comunità».

Secondo. «E’ difficile che il metodo mafioso sia utilizzato all’esterno. E’ questo che contraddistingue la capacità della mafia nigeriana a tenere un controllo strettissimo sui soggetti della loro comunità».

(Fonte il Secolo d’Italia)

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