L’arresto di Gianni Cenni: dalla guerra al carcere
Il "mercenario-pizzaiolo" estradato in Italia dopo la cattura a Kupyansk. Deve scontare oltre 7 anni per abusi su una minore
L’arresto di Gianni Cenni: dalla guerra al carcere. Il “mercenario-pizzaiolo” estradato in Italia dopo la cattura a Kupyansk. Deve scontare oltre 7 anni per abusi su una minore.
La parabola di Gianni Cenni, il 52enne napoletano noto come il “pizzaiolo dei due mondi”, si è conclusa questo giovedì 26 marzo 2026 sulla pista dell’aeroporto di Fiumicino.
Ad attenderlo al varco della Polaria c’erano i Carabinieri di Napoli, pronti a mettere fine a una latitanza internazionale che lo ha visto passare dai forni delle pizzerie europee alle trincee del Donbass, fino alla prigionia in Ucraina.
Un passato di sangue e violenza
Il curriculum criminale di Cenni è costellato di episodi gravissimi. Quando lavorava come guardia giurata, uccise un collega con due colpi di pistola. La pena attuale di 7 anni e 2 mesi riguarda la violenza sessuale aggravata ai danni della nipote settenne di una sua ex compagna.
Resosi irreperibile nel dicembre 2022, poco dopo la condanna definitiva, ha iniziato un lungo peregrinare tra Finlandia, Spagna (dove gestiva la pizzeria “Via Napoli” a Formentera del Segura) e infine la Russia.
Dalla cucina di Samara al fronte ucraino
A Samara, sul Volga, Cenni si era rifatto una vita: una moglie russa, due figli e un impiego presso la Scuola di cucina italiana. Tuttavia, nel novembre 2023, la svolta bellica. Spinto dalla sua fede politica “putiniana”, si è arruolato come volontario nelle milizie russe.
Tra il 7 e l’8 gennaio 2025, è stato catturato dalle forze di Kiev vicino a Kupyansk. Il video del suo interrogatorio (“Buonasera, sono Giovanni, sono italiano”) aveva fatto il giro del mondo, confermando la presenza di mercenari italiani al fronte.
Dopo mesi di detenzione come prigioniero di guerra a Kharkiv, è stato consegnato alle autorità italiane per espiare la sua pena.
Prossimi passi
Gianni Cenni è stato trasferito in un istituto penitenziario laziale in attesa del trasferimento definitivo a Napoli. La sua vicenda solleva delicati interrogativi sul fenomeno dei foreign fighters italiani e sulla cooperazione internazionale in tempo di guerra.