Liliana Segre e la “civiltà” del nostro Stato

di  Redazione
2 anni fa - 7 Novembre 2019

Negli ultimi giorni si sente spesso il nome di Liliana Segre, donna superstite dell’Olocausto, attiva testimone della Shoah italiana e senatrice a vita. La Segre ha ricevuto, proprio per il ruolo svolto, minacce e messaggi d’odio ed è stata posta sotto scorta dallo Stato italiano.

Liliana, nel 1938 è una ragazza italiana come tante su cui, però, si abbatte la violenza vergognosa della discriminazione razziale. A 8 anni viene espulsa dalla scuola, a 13 viene arrestata e a 14 deportata ad Auschwitz.

La sua grandissima forza d’animo, il suo coraggio e la grande determinazione l’hanno salvata dal più grande orrore che la storia del novecento ha conosciuto. Una donna che dopo la più brutta delle violenze è rinata, attivandosi in prima persona affinché la memoria della Shoah non venga perduta.

Estremamente toccante è, infatti, il suo racconto, contenuto nel ‘Libro della Shoah italiana‘ di Marcello Pezzetti (Einaudi), in cui sono dettagliate tutte le vicende che, oggi, possiamo definire come atroci assurdità.

E, quasi come un gioco del destino, oggi continua l’odio contro di lei, divenuta bersaglio di minacce e messaggi d’odio, quotidianamente.

Così, lo Stato italiano per tutelarla le ha assegnato la scorta. Avrà due carabinieri che la accompagneranno in ogni suo spostamento.

Di fronte all’assegnazione della scorta, il web si è indignato, ritenendo impossibile che una donna, che ha già sofferto tantissimo e che si batte per la memoria delle atrocità antisemite, debba ricevere una protezione. Alcuni hanno, così, affermato che questo  Paese  non può essere chiamato civile e che è un Paese di cui provare vergogna.

A questo punto, occorre evidenziare come in un Paese come il nostro ci si senta sempre indignati e si provi sempre una sensazione di disprezzo, anche quando lo Stato interviene, come in questo caso,assegnando la scorta e proteggendo la Segre da una situazione di pericolo.

Ricordiamoci che lo Stato siamo noi.

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