Maresciallo carabinieri si toglie la vita con un colpo di pistola

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3 settimane fa - 7 Settembre 2021

Maresciallo carabinieri si toglie la vita con un colpo di pistola. Ennesima tragedia tra gli uomini dell’Arma dei Carabinieri, terzo suicidio in dieci giorni. Nel pomeriggio di ieri, 6 settembre, un maresciallo di 55 in servizio nella provincia di Asti, è stato rivenuto cadavere.

Si sarebbe tolto la vita con l’arma di servizio sulla quale sono in corso le indagini. Nessuno riesce a darsi una spiegazione dell’estremo gesto compiuto dal Maresciallo.

Proprio il 31 agosto un altro servitore dello Stato, un maresciallo maggiore si era tolto la vita nel comando provinciale di Viterbo e il 27 Agosto un appuntato scelto si è tolto la vita in provincia di Firenze.

Tre suicidi in meno di 10 giorni.

Le cifre dei suicidi fra gli uomini appartenenti alle Forze dell’Ordine torna a far rumore e negli ultimi anni i numeri sono molto allarmanti. Un Carabiniere deceduto suicida non deve, non può, fare notizia!

Inevitabilmente diventa, però, un “evento” mediatico per cercare di stordire i settori politici, governativi o di vertice. Bisognerebbe, invece, considerando i troppi casi di suicidio nell’arma, analizzare e discutere il fenomeno, trovare colpe e responsabilità, cause e motivi.

Vanno colmate evidenti lacune di Rappresentanza e tutela del personale. Non rappresentato e tutelato da organi stile sindacato giallo utili solo ad una Politica stile “non disturbare il conducente o manovratore”; ed a vertici poco lungimiranti e burocraticamente conservatori.

Caste che sopravvivono anche schiacciando tutele e diritti fondamentali come quelli sul lavoro e salute. Su questi tragici eventi, e su tanti altri casi di suicidio nell’Arma dei Carabinieri, voglio fare una riflessione.

Alcune domande

Mi chiedo sempre più spesso perché l’Arma, ogni volta che un Carabiniere si toglie la vita, a priori, è esclusa qualunque concausa legata al servizio; domando del perché, per una volta, nelle comunicazioni ufficiali, si dichiari che si sia aperta una indagine.

Mi chiedo se un’indagine conoscitiva di questo tipo, pur senza voler trovare un colpevole a tutti i costi, non potrebbe magari evitare qualche futuro fatto, cercando di capire quali siano le categorie di Carabinieri più esposti, in che tipo di reparto operano, le motivazioni.

Magari stilando una casistica a livello nazionale da diramare a tutti i comandi ed agli organismi di rappresentanza, per poter discutere di quanto successo e, se possibile, evitare altri suicidi.

Purtroppo l’Arma è molto indietro, a causa del regolamento che si ritrovano, sotto ogni punto di vista di cui dovrebbe goderne il civile essere umano. Ancora oggi, a causa di ciò, molti militari hanno paura.

Paura che l’Arma lo tratti da non-carabiniere, da persona pericolosa per sé e per gli altri, invece di tendergli una mano per risolvere i suoi problemi. Nella maggior parte dei casi, non sono gravi e spesso, con un minimo di buona volontà e buonsenso da parte di molti superiori, molte cose si potrebbero facilmente ed in poco tempo risolvere.

Perchè ci si spinge a tanto?

Anche a costo di mettere da parte l’applicazione pedissequa dei regolamenti e ragionare da semplici uomini che aiutano altri uomini. Con molta apprensione e allo stesso tempo disgusto su quanto accade mi chiedo perché un uomo al servizio della giustizia e dell’onore dei diritti umani si spinge a tanto.

Spesso si ritrovano a dover combattere battaglie più grandi di un reato commesso ovvero quello, appunto, di ritrovarsi a non essere più considerato un buon carabiniere per via di uno stile di vita personale un po’ diverso da quello che il regolamento prevede.

Come ad esempio una separazione, uno stato di ansia, un’amicizia….sì; perché le Forze dell’Ordine non possono permettersi di farsi aiutare se hanno un problema “temporaneo” come l’ansia. Chiedere un semplice aiuto psicologico sarebbe un dramma.

E’ tolto nell’immediato il distintivo e la pistola al militare perché il regolamento prevede questo. Il tutto lo trovo estremamente assurdo. Questo, rimane, solo uno dei tanti esempi che un uomo, un essere umano, un militare potrebbe nella sua mente non trovare una soluzione e arrivare al limite della propria esistenza.

Non concepisco perché anche nell’Arma non sia applicato il sacrosanto diritto di poter essere veramente se stessi; vivendo a pieno la vita personale e militare per poter così serenamente prestare il proprio sostegno, aiuto e vita in una società spesso corrotta come la nostra.

Vanessa Miceli

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