“Mi***tta Maledetta” a Cesenatico: l’insegna della discordia accende il Porto Canale

Il nuovo ristorante di cacciagione lancia un nome che fa infuriare cittadini e Comune. Il titolare si difende: «È una dedica d'amore», ma il Sindaco nega l'autorizzazione

Redazione
“Mi***tta Maledetta” a Cesenatico: l’insegna della discordia accende il Porto Canale

“Mi***tta Maledetta” a Cesenatico: l’insegna della discordia accende il Porto Canale. Il nuovo ristorante di cacciagione lancia un nome che fa infuriare cittadini e Comune. Il titolare si difende: «È una dedica d’amore», ma il Sindaco nega l’autorizzazione.

Non è ancora arrivato il menù in tavola, ma il nuovo ristorante di cacciagione sul prestigioso Porto Canale di Cesenatico ha già servito una portata decisamente indigesta a gran parte della città.

A far discutere non è l’offerta gastronomica, ma il nome scelto dai titolari, Mirko Pavirani e Roberto Gavagnin: “Mi***tta Maledetta”.

Una scelta che ha sollevato un polverone di polemiche tra social, residenti e istituzioni, scivolando rovinosamente su quello che molti definiscono un esempio di pessimo gusto spacciato per originalità.

La difesa: «È un omaggio romantico»

Davanti alla pioggia di critiche, la spiegazione di Pavirani ha lasciato l’opinione pubblica ancora più sbigottita. Secondo l’imprenditore, il termine non avrebbe alcuna accezione sessista o dispregiativa, ma sarebbe un “soprannome affettuoso” dato a una sua ex compagna.

«È una dedica a una persona che ha lasciato un segno nel mio cuore», ha dichiarato Pavirani, arrivando ad augurare a tutti di avere una “mi***tta maledetta” nella propria vita.

Una linea difensiva basata sulla declinazione al singolare del termine che, secondo i gestori, dovrebbe bastare a nobilitare l’espressione all’interno di una «vicenda di rispetto e amore».

Il “No” del Comune e il compromesso dell’acronimo

Le istituzioni, però, non hanno trovato nulla di romantico nell’insegna. Il sindaco di Cesenatico, Matteo Gozzoli, è intervenuto con fermezza negando l’autorizzazione all’esposizione del nome per intero, appellandosi al Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

La risposta dei titolari sa però di sfida: se fuori l’insegna dovrà essere “ripulita”, all’interno il marchio resterà integrale su menù e tovaglie. Per la facciata è stato quindi scelto un escamotage: apparirà solo l’acronimo “M. M.” accompagnato dal disegno di un germano reale con un cuore. «In campo venatorio il germano porta fortuna», spiegano dalla proprietà.

Resta da capire se la scaramanzia basterà a placare l’indignazione di chi vede in quel nome uno schiaffo al decoro di una delle zone più iconiche della Romagna. La sfida di aprile è aperta, ma il primo round, a colpi di polemiche, lo ha vinto senza dubbio il malumore dei cittadini.

  •  

Redazione

La redazione de L'inserto, articoli su cronaca, economia e gossip

Modifica le impostazioni GPDR