Ndrangheta, infiltrazioni settore scommesse: sei condanne a Reggio Calabria

4 settimane fa
27 Ottobre 2020
di redazione

Ndrangheta, infiltrazioni settore scommesse: sei condanne a Reggio Calabria. Condannato a 11 anni, 9 mesi e 10 giorni di reclusione. Tanto dovrà scontare in carcere Domenico Tegano, figlio del boss ergastolano Pasquale Tegano e rampollo della cosca di Archi.

È emessa oggi pomeriggio, in aula bunker a Reggio Calabria, la sentenza del processo “Galassia” con il rito abbreviato. Il processo sulla ‘ndrangheta e le scommesse online si è concluso con 6 condanne e 3 assoluzioni.

Oltre a Mico Tegano, infatti, il gup Arianna Raffa ha condannato anche Bruno Danilo Natale Iannì detto “Danilone” (12 anni di carcere).

Francesco Franco (9 anni e 4 mesi); Giuseppe Pensabene detto “Peppe Match” (8 anni, 10 mesi e 20 giorni); Antonio Zungrì (2 anni con pena sospesa) e Giuseppe Abbadessa (2 anni).

Il gup, inoltre, ha accolto la tesi degli avvocati Francesco Calabrese e Mirna Raschi e ha assolto il boss di Santa Caterina Carmelo Murina che è detenuto per un’altra causa.

Stessa decisione per gli ultimi due imputati: Domenico Aricò e Antonino Augusto Polimeni. Solo per quest’ultimo, lo stesso pubblico ministero Stefano Musolino aveva chiesto l’assoluzione per “non aver commesso il fatto”.

Il processo Galassia

Il processo “Galassia” è nato da un’inchiesta della guardia di finanza che aveva stroncato le nuove leve della cosca Tegano.

I rampolli del casato di ‘ndrangheta, infatti, erano riusciti a infiltrarsi nel settore delle scommesse online, avvalendosi anche del peso criminale dei loro genitori.

Tra questi c’era appunto Mico Tegano, detto “El Tigre” e il suo socio in affari Danilone Iannì.

Nell’inchiesta, coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri e dai sostituti della Dda Stefano Musolino e Sara Amerio, sono coinvolte le società di scommesse online con i marchi “Planetwin365”, “Betland” e “Enjoibet”.

Secondo i pm, queste società con sede in Italia, ma anche a Malta e in altri paesi europei, avevano un rapporto “sinallagmatico con la ‘ndrangheta”.

In sostanza, stando all’impianto accusatorio, gli indagati avevano la disponibilità di siti web illegali “.com” e “.it” attraverso cui promuovevano nel territorio di competenza l’attività tipica dei “bookmaker”, organizzando e gestendo la raccolta illegale del gioco e delle scommesse attraverso una ramificata rete commerciale.

Nell’inchiesta della guardia di finanza erano emersi anche alcuni episodi di “auto-riciclaggio”. La tecnica dei Tegano per occultare i flussi finanziari era sofisticata.

Il denaro circolava attraverso “Moneybookers” che oggi si chiama “Skrill” e che, dopo l’apertura di un conto virtuale, trasformava i vari account in veri e propri “contenitori di denaro” collegati a conti correnti o carte di credito Visa, oppure “Skrill Prepaid MasterCard”.

Soldi che alla fine venivano “prelevati da un qualsiasi bancomat al mondo”. Il giro era di diversi miliardi di euro.

Basti pensare che, quando scattarono gli arresti, la Dda di Reggio Calabria sequestrò 24 beni immobili, 15 imprese operanti in Italia, 23 società estere, 33 siti di scommesse e numerosi conti correnti per un totale di oltre 723 milioni di euro.

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