“Non mi fermerò, l’ho promesso a Leo”: il dolore della madre di Leonardo Calcina

In studio il racconto straziante di Viktoryia Ramanenka dopo la morte del figlio 15enne a Senigallia, in provincia di Ancona

Redazione
“Non mi fermerò, l’ho promesso a Leo”: il dolore della madre di Leonardo Calcina
Leonardo Calcina

Non mi fermerò, l’ho promesso a Leo”: il dolore della madre di Leonardo Calcina. In studio il racconto straziante di Viktoryia Ramanenka dopo la morte del figlio 15enne a Senigallia, in provincia di Ancona.

Un dolore che, come lei stessa dice, “non ha nome e non ha fine”. Ospite in studio, Viktoryia Ramanenka ha ripercorso con lucidità e sofferenza gli ultimi istanti prima della tragedia che ha sconvolto la sua famiglia: la morte del figlio Leonardo Calcina, 15 anni, avvenuta a Senigallia.

«Leonardo aveva cenato con il papà, poi ha preso la pistola d’ordinanza ed è uscito di casa», ha raccontato la madre. Poco dopo, la telefonata dell’ex marito: il ragazzo era sparito portando con sé l’arma.

«Abbiamo passato tutta la notte a cercarlo. Non avrei mai pensato che potesse togliersi la vita», ha aggiunto, con parole cariche di incredulità e dolore.

Viktoryia descrive un lutto che non si attenua con il passare dei giorni. «Si dice che il tempo aiuta, ma non è così. Ci sono giorni in cui si respira e altri in cui si sprofonda. È come vivere su una montagna russa. Il dolore è immenso». Leonardo, racconta, aveva progetti e desideri: «Sognava di viaggiare, aveva tanti obiettivi».

Dopo la separazione dei genitori, era stato proprio lui a incoraggiarla a guardare avanti: «Mi diceva che sarebbe cresciuto, si sarebbe sposato, e che non potevo restare sola. Mi spronava a rifarmi una vita».

Accanto alla madre, in studio, anche l’avvocato Pia Perricci, che assiste la famiglia. La legale ha sottolineato come la scuola non abbia risposto pubblicamente alle dichiarazioni della madre, ma ha evidenziato la presenza di testimonianze diverse raccolte tra gli studenti.

«Leonardo sarebbe stato bersaglio di atti persecutori ripetuti, iniziati poco dopo l’avvio dell’anno scolastico», ha spiegato. «Un ragazzo in particolare lo avrebbe preso di mira. Ci sono racconti di continue prese in giro, parole offensive, messaggi derisori. Leo spesso indossava le cuffie».

Secondo l’avvocato, ci sarebbe stata «troppa fretta nel chiudere le indagini», motivo per cui l’inchiesta è stata riaperta. «Il ministro Giuseppe Valditara ha disposto ispezioni. Diversi studenti hanno parlato di episodi di bullismo. Leonardo aveva confidato più volte di non farcela più».

La madre non intende arrendersi. «Non mi fermerò. Vado avanti perché l’ho promesso a Leo», ha dichiarato con determinazione. Ha inoltre riferito di presunte pressioni ricevute nelle fasi iniziali: «All’inizio hanno cercato di intimidirci, volevano denunciarci perché volevamo andare fino in fondo. Ma non ci fermeremo».

Una battaglia che, per Viktoryia, è diventata una missione: ottenere verità e giustizia nel nome di suo figlio.

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