Omicidio di Serena Mollicone, un giallo lungo 19 anni

Redazione
Omicidio di Serena Mollicone, un giallo lungo 19 anni

Omicidio di Serena Mollicone, un giallo lungo 19 anni. E’ attesa in giornata, nell’ambito del procedimento sull’omicidio di Serena Mollicone, la giovane di Arce uccisa nel 2001, la decisione del gup di Cassino, Domenico Di Croce, sul rinvio a giudizio del maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, della moglie Anna Maria, del figlio Marco, del maresciallo Vincenzo Quatrale e dell’appuntato Francesco Suprano.

La famiglia Mottola e Quatrale sono accusati di concorso nell’omicidio. Quatrale, inoltre, è accusato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi. Infine Francesco Suprano è accusato di favoreggiamento. Il rinvio a giudizio per i cinque indagati era stato chiesto il 30 luglio 2019 dalla procura di Cassino. Il padre di Serena Mollicone, che per anni ha lottato per la verità, è morto il 31 maggio scorso.

Queste le principali tappe del caso
1 GIUGNO 2001

Serena Mollicone esce di casa la mattina presto. Una giornata come tante, fino a quel momento, per la diciottenne di Arce, che dopo aver preparato la colazione al padre, con cui vive sola dalla morte della mamma, va all’ospedale di Sora dove ha un appuntamento fissato da qualche giorno per un’ortopanoramica. Da quel momento però non farà più ritorno a casa e le ultime ore della sua vita restano un mistero.

All’ora di pranzo il padre, Guglielmo Mollicone, maestro elementare e titolare di una cartoleria ad Arce, inizia a preoccuparsi per l’assenza della figlia e nel pomeriggio ne denuncia la scomparsa ai carabinieri. Cominciano le ricerche: forze dell’ordine e volontari setacciano i paesi del circondario con una foto di Serena nella speranza di rintracciarla.

3 GIUGNO 2001

Due volontari della Protezione Civile trovano Serena. E’ morta. Il corpo è vicino a un mucchio di rifiuti e seminascosto da una lavatrice e altri ingombranti, abbandonato sull’erba in un boschetto all’Anitrella.

Serena viene trovata con mani e piedi legati da nastro adesivo e fil di ferro e un sacchetto dell’eurospin in testa. Iniziano le indagini, coordinate dal procuratore della Repubblica di Cassino, Gianfranco Izzo e dai sostituti procuratori Maurizio Arcuri e Carlo Morra.

6 FEBBRAIO 2003

A quasi due anni dal delitto viene arrestato il carrozziere Carmine Belli, che entra nella caserma dei carabinieri con l’aria innocua e spaventata. Continua a precisare di non essere lui il colpevole e di non sapere assolutamente nulla di quell’orribile delitto.

Ma nessuno gli crede e tre mesi dopo, a fine maggio 2003, la Procura di Cassino chiude le indagini e chiede il processo con l’accusa di omicidio volontario. Il 37enne viene rinviato a giudizio ma i suoi legali gli avvocati Romano Misserville e Silvana Cristoforo continuano a professare la sua innocenza e chiedono ufficialmente in una conferenza stampa, che si indaghi in ambienti più vicini alla famiglia di Serena.

14 GENNAIO 2004

Si apre il processo a Carmine Belli davanti alla Corte d’Assise di Cassino. Il carrozziere è accusato di aver ucciso e poi occultato il corpo di Serena Mollicone. La pubblica accusa chiama a testimoniare 57 persone, 150, invece, i testimoni chiamati in causa dai legali della difesa.

7 LUGLIO 2004

E’ l’ultimo capitolo del processo in primo grado a Carmine Belli. La difesa chiede l’assoluzione e la Corte d’Assise, presieduta dal giudice Biagio Magliocca, scomparso da qualche anno, si chiude in Camera di Consiglio e nello stesso pomeriggio, alle ore 18, esce con la sua sentenza: assolto.

29 SETTEMBRE 2005

Inizia a Roma il processo in Appello dopo il ricorso della Procura di Cassino. Carmine Belli però revoca la nomina ai suoi legali e il processo slitta. La Corte d’Assise di Appello, in attesa della nomina di nuovi difensori, dispone che Belli sia assistito da un difensore d’ufficio.

31 GENNAIO 2006

Il procuratore generale definisce illogica e contraddittoria l’assoluzione di Belli in primo grado e alla prima Corte d’Assise d’Appello di Roma, presieduta da Antonio Cappiello, chiede anche lui una condanna a ventitré anni di reclusione per omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Secondo il rappresentante della pubblica accusa, l’imputato avrebbe più volte mentito e il suo alibi sarebbe falso. Nello stesso pomeriggio, dopo meno di due ore di Camera di Consiglio, il presidente Cappiello pronuncia la seconda sentenza di assoluzione per Belli, per insufficienza di prove. I familiari della studentessa uccisa vengono invece condannati al pagamento delle spese processuali.

6 OTTOBRE 2006

La Prima sezione penale della Cassazione respinge tutti i ricorsi, accoglie la tesi difensiva di Eduardo Rotondi, legale del carrozziere di Arce, e assolve definitivamente Carmine Belli.

28 MARZO 2008

il brigadiere Santino Tuzi rende alcune dichiarazioni su Serena Mollicone e racconta di averla vista entrare nella caserma dei carabinieri il 1 giugno 2001 ma di non averla vista uscire.

11 APRILE 2008

Santino Tuzi è trovato morto nella sua auto in un bosco, ucciso da un colpo di pistola al petto. L’ipotesi è di suicidio. La figlia si dirà convinta del legame tra la morte del padre e “la verità sul caso di Serena Mollicone”. “Sono certa che mio padre sapesse qualcosa e che era minacciato di ritorsioni nei confronti della famiglia”, dice Maria Tuzi.

1 LUGLIO 2009

A 8 anni di distanza dall’assassinio di Serena Mollicone sembra spuntare un nuovo testimone. Una lettera con due fotografie è recapitata alla redazione della trasmissione televisiva di RaiTre ‘Chi l’ha visto’. Nella missiva, rigorosamente anonima, una persona in due pagine scritte a mano riferisce alcuni momenti salienti che precedono la scomparsa della 18enne di Arce. L’anonimo testimone allega anche due fotografie.

27 GIUGNO 2011

Colpo di scena con l’iscrizione di alcune persone nel registro degli indagati dalla procura di Cassino per l’omicidio di Serena Mollicone. Gli indagati, quattro uomini e una donna, dovranno essere sottoposti al test del dna. Si tratta dell’ex fidanzato di Serena, Michele Fioretti e la madre Rosina Partigianoni (le cui posizioni sono poi archiviate), l’ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, il figlio Marco e un altro carabiniere, Francesco Suprano.

18 NOVEMBRE 2011

Iniziano negli uffici della Polizia scientifica a Roma le operazioni per repertare il materiale (capi di abbigliamento e altro) sul quale dovranno essere eseguiti esami e prelievi del dna nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio.

18 FEBBRAIO 2015

Dopo una serie di accertamenti prevalentemente tecnici, sia di tipo genetico/biologico, dattiloscopico ed in materia botanica, comprensivi di comparazione tra i profili genetici di centinaia di persone, per mancanza di prove certe, la procura di Cassino richiede l’archiviazione del procedimento.

13 GENNAIO 2016

In seguito all’opposizione dei familiari della vittima, il gup del Tribunale di Cassino, Angelo Valerio Lanna, dispone il proseguimento delle indagini, indicando quale “tema di approfondimento l’ipotesi investigativa dell’evento omicidiario all’interno della stazione dei carabinieri di Arce”.

30 LUGLIO 2019

la procura di Cassino chiede il rinvio a giudizio per cinque persone. Si tratta del maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, della moglie Anna Maria, del figlio Marco e del maresciallo Vincenzo Quatrale, che sono accusati di concorso nell’omicidio. Quatrale, inoltre, è accusato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi. Infine l’appuntato Francesco Suprano è accusato di favoreggiamento.

13 NOVEMBRE 2019

Comincia l’udienza preliminare davanti al gup di Cassino Domenico Di Croce che deve decidere sui rinvii a giudizio. Si costituiscono parte civile contro gli indagati i carabinieri; la figlia del brigadiere Santino Tuzi, Maria; il padre e la sorella di Serena Mollicone e altri familiari della 18enne.

26 NOVEMBRE 2019

Guglielmo Mollicone, il padre di Serena, è colpito da un infarto e ricoverato all’ospedale Spaziani di Frosinone.

31 MAGGIO 2020

Guglielmo muore in una struttura di lunga degenza a Veroli, in provincia di Frosinone.

30 GIUGNO 2020

Riprende la fase preliminare, interrotta per l’emergenza Covid-19.

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