Omicidio nel boschetto di Rogoredo, il fermo: “La pistola non era della vittima”
Nel decreto della Procura di Milano emergono nuovi dettagli: nessuna traccia genetica di Mansouri sull’arma. L’assistente capo Cinturrino avrebbe spostato il corpo e fatto comparire una replica a salve
Omicidio nel boschetto di Rogoredo, il fermo: “La pistola non era della vittima”. Nel decreto della Procura di Milano emergono nuovi dettagli: nessuna traccia genetica di Mansouri sull’arma. L’assistente capo Cinturrino avrebbe spostato il corpo e fatto comparire una replica a salve.
Nel provvedimento di fermo emesso dalla Procura di Milano nei confronti dell’assistente capo Carmelo Cinturrino, accusato di omicidio volontario, vengono ricostruiti in modo puntuale i passaggi successivi alla morte di Abderrahim Mansouri, avvenuta il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo.
Secondo quanto riportato dai magistrati, Mansouri «non ha mai impugnato la pistola». Le analisi tecniche avrebbero infatti escluso la presenza di tracce genetiche della vittima sull’arma.
Al contrario, sono state rilevate tracce biologiche riconducibili a Cinturrino in diversi punti: sulla guanciola destra, sul grilletto e sul ponticello, sul cane e sul dorso dell’impugnatura.
Nel decreto si sottolinea inoltre che il poliziotto non si sarebbe limitato a spostare l’arma con un gesto rapido, ma l’avrebbe maneggiata in modo tale da lasciare evidenti tracce biologiche. Un elemento che, secondo l’accusa, contraddice la versione fornita inizialmente.
Dopo aver sparato, Cinturrino si sarebbe avvicinato a Mansouri, avrebbe girato il corpo e, accertatosi che l’uomo non respirava più, avrebbe chiesto al collega presente di recarsi al commissariato per prendere la “valigetta degli atti”.
Da quella borsa, sempre secondo le testimonianze, sarebbe stato estratto «un oggetto nero» prima di tornare di corsa sul luogo dei fatti.
Un agente presente sulla scena ha riferito che solo in quel momento avrebbe notato una pistola vicino alla mano destra della vittima. Anche altri due poliziotti, giunti poco dopo, hanno dichiarato di non aver visto alcuna arma accanto al corpo al loro arrivo.
La pistola — risultata poi una replica a salve — sarebbe stata notata soltanto successivamente, dopo il ritorno del collega dal Commissariato Mecenate e il nuovo avvicinamento di Cinturrino al cadavere.
Nel decreto compare anche una fotografia di Mansouri a terra. Accanto alla mano è visibile una pietra, dettaglio già segnalato da un testimone oculare. La posizione delle gambe e il fango sul volto, secondo i pm, confermerebbero la versione del testimone e smentirebbero quella inizialmente fornita dall’indagato e da un altro agente, che avevano parlato di una caduta in posizione supina.
Gli accertamenti tecnici e medico-legali avrebbero invece stabilito che Mansouri, colpito da un proiettile sopra l’orecchio destro mentre si stava girando, non si trovava frontalmente rispetto alla linea di tiro.
Dopo essere stato raggiunto dal colpo, sarebbe caduto in posizione prona, battendo la parte anteriore del volto e l’area zigomatica destra. Circostanza che troverebbe riscontro anche nelle dichiarazioni rese da un collega, secondo cui Cinturrino avrebbe successivamente girato il corpo.