Operaio trovato morto in un impianto per il trattamento dei rifiuti

Non sono state ancora chiarite le cause del decesso
di  Redazione
3 settimane fa - 5 Luglio 2021

Operaio trovato morto in un impianto per il trattamento dei rifiuti. Un operaio di 56 anni di Villacidro è stato trovato morto questa mattina sul posto di lavoro, stritolato in un macchinario del trattamento dell’umido.

L’operaio era dipendente della Villaservice, società a partecipazione pubblica che gestisce gli impianti consortili di trattamento dei rifiuti nella zona industriale del centro campidanese.

La dinamica della tragedia non è ancora verificata – ci sarebbero infatti molti dubbi sul come si sia svolta la vicenda – e sono in corso gli accertamenti da parte dei carabinieri della Compagnia di Villacidro, in provincia del Medio Campidano, e degli ispettori dello Spresal.

Potrebbe trattarsi, molto probabilmente, di un incidente sul lavoro, così come è preso in considerazione dagli inquirenti anche un insano gesto volontario da parte del 56enne.

Se dorme muore ma non è assistito, l’odissea di un 39enne

Una rara malattia genetica gli impedisce di respirare durante il sonno; ma per l’Ats Cristian non ha diritto all’assistenza domiciliare né alla sostituzione dei tubi ormai logorati del respiratore che lo tiene in vita.

La storia arriva da Bono, in provincia di Sassari, dove il trentanovenne Cristian Cadoni vive ormai da mesi in una situazione drammatica. Soffre della rara sindrome di Ondine, una malattia genetica che attacca il sistema respiratorio.

In pratica, durante il sonno il suo corpo “si dimentica” di respirare; e senza un’assistenza adeguata l’unica alternativa è quella di andare incontro a una morte certa. Da mesi Cadoni chiede all’Ats di poter usufruire dell’assistenza domiciliare notturna.

Ma chiede anche una adeguata manutenzione del macchinario che lo tiene in vita. L’apparecchiatura necessiterebbe della sostituzione mensile dei tubi dai quali Cristian respira; ma quelli a suo tempo ordinati da Ats non sono compatibili e quindi da otto mesi i circuiti del macchinario di Cristian non sono sostituiti.

«Purtroppo – spiega Desirè Manca – la vita di questo ragazzo, già complicata a causa della malattia, è resa ancor più difficile a causa delle peripezie che deve quotidianamente affrontare; e che riguardano la strumentazione fornita da Ats, ma risultata inadeguata.

Basti pensare che Christian è costretto ad usare gli stessi circuiti, ovvero i tubi del suo respiratore, da ben otto mesi quando gli stessi dovrebbero essere sostituiti una volta al mese.

Questo perché l’Ats nel nuovo bando ha ordinato un modello diverso di respiratore senza preoccuparsi di fornire i circuiti adeguati al suo funzionamento, quelli che Christian non ha mai ricevuto».

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