Padova: detenuto trovato in cella impiccato

La madre del detenuto 34enne, di origini vicentine, non crede al suicidio del figlio. Giorni prima il carcerato le aveva scritto una lettera con le sue ultime volontà

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Padova: detenuto trovato in cella impiccato
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Padova: detenuto trovato in cella impiccato. La madre del detenuto 34enne, di origini vicentine, non crede al suicidio del figlio. Giorni prima il carcerato le aveva scritto una lettera con le sue ultime volontà.

Il detenuto è stato rinvenuto senza vita nel bagno della propria cella all’interno del carcere di Padova. «Se mi uccidono, queste sono le mie disposizioni»: così iniziava la lettera che il 34enne vicentino aveva scritto alla madre il 16 gennaio, arrivata a destinazione il 28, appena un giorno prima della sua morte. Giovedì sera l’uomo è stato trovato morto nella sua cella.

Ora la madre chiede verità e giustizia. «Sono certa che mio figlio non si sia tolto la vita impiccandosi. È stato ucciso oppure spinto al suicidio», afferma.

La mattina stessa del decesso, racconta, il figlio l’aveva chiamata e appariva tranquillo, anche perché era in attesa di un trasferimento in un altro istituto. Dieci giorni prima le aveva scritto per lasciare le sue ultime volontà.

Trasferito da Vicenza a Padova circa un anno fa, il 34enne avrebbe terminato la pena nel 2028, salvo riduzioni per buona condotta. Il suo avvocato, Letizia de Ponti, aveva già ricevuto mandato per presentare la richiesta di affidamento in prova ed erano ipotizzabili anche permessi premio.

Padre di un bambino di quattro anni, sperava finalmente di poter trascorrere del tempo con lui, dopo anni in cui lo aveva visto soltanto tramite videochiamate.

Il giorno della tragedia, l’avvocato e l’educatrice avevano appreso che l’uomo era stato vittima di un violento pestaggio da parte di altri detenuti e che temeva seriamente per la propria sicurezza.

In un primo momento non aveva denunciato l’accaduto per paura di ritorsioni, ma aveva deciso di parlare quando le sue condizioni erano peggiorate e, forse, dopo nuove minacce.

«Era terrorizzato – spiega l’avvocato – e mi sono subito attivata affinché, in attesa del trasferimento, venisse almeno spostato in un’altra sezione per garantirgli protezione».

Dopo aver contattato la direzione del carcere, le era stato assicurato che la situazione sarebbe stata valutata. Erano circa le 17.30. «Chiederemo conto di ciò che è stato fatto nelle ore successive, fino al momento della morte. Di certo non è stato trasferito: è stato trovato senza vita nel bagno della sua cella in serata».

Alla base delle aggressioni e delle minacce sembrerebbe esserci una questione di debiti. L’uomo doveva del denaro e qualcuno, probabilmente, non era disposto ad attendere. Da alcuni mesi, infatti, aveva chiesto alla madre di non inviargli più soldi direttamente, ma di versarli a terze persone.

L’autopsia non è stata ancora programmata, ma verrà effettuata nei prossimi giorni e potrà chiarire le cause del decesso. Sarà altrettanto importante ricostruire con precisione quanto accaduto nelle ore precedenti alla morte.

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