Pamela Genini, il giorno dopo la profanazione: la strana denuncia di Dolci e il giallo della BMW

È una storia che continua a dividere. Da una parte c'è il racconto di un uomo che sostiene di essere perseguitato, controllato e intimidito

Redazione
Pamela Genini, il giorno dopo la profanazione: la strana denuncia di Dolci e il giallo della BMW

Pamela Genini, il giorno dopo la profanazione: la strana denuncia di Dolci e il giallo della BMW. Ci sono vicende giudiziarie che si sviluppano seguendo una logica lineare e altre che, invece, sembrano comporsi di coincidenze, sospetti e dettagli difficili da ignorare.

La testimonianza resa da Francesco Dolci ai carabinieri il 27 marzo appartiene senza dubbio alla seconda categoria. È una storia che continua a dividere. Da una parte c’è il racconto di un uomo che sostiene di essere perseguitato, controllato e intimidito.

Dall’altra ci sono gli investigatori, convinti che nessuno degli elementi da lui indicati abbia mai trovato un collegamento concreto con la profanazione della salma di Pamela Genini nel cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo.

Eppure, tra le numerose denunce presentate da Dolci negli ultimi mesi, una in particolare continua a suscitare interrogativi. Non perché dimostri qualcosa, ma perché contiene un dettaglio tanto insolito quanto difficile da liquidare come una semplice suggestione.

La data è importante: 27 marzo

La sera precedente la notizia della profanazione della salma di Pamela Genini era ormai esplosa sui media dopo il servizio trasmesso da “Dentro La Notizia” su Canale 5.

L’opinione pubblica scopriva per la prima volta un episodio destinato a generare indignazione e sgomento. Secondo gli investigatori, però, Francesco Dolci sarebbe già stato a conoscenza dei fatti prima della diffusione televisiva della notizia. Una circostanza che assume particolare rilevanza considerando che l’uomo risulta indagato nell’inchiesta.

Dolci respinge questa ricostruzione. Racconta invece di aver appreso tutto da Maria Teresa Sabella, conosciuta da tutti come “Mimì”, ex sindaca di Rota d’Imagna e attuale consigliera comunale d’opposizione a Sant’Omobono Terme. La sua reazione, sostiene, sarebbe stata immediata e devastante.

“Ma è vero?”, avrebbe chiesto incredulo prima di lasciarsi andare alle lacrime. Quello stesso pomeriggio si presenta in caserma. Sono le 17.40. Mentre la notizia continua a diffondersi attraverso televisioni e social network, lui ribadisce una convinzione che sostiene da tempo: la profanazione non sarebbe un gesto casuale, ma un messaggio diretto contro di lui.

Secondo la sua versione, qualcuno avrebbe voluto intimidirlo e impedirgli di parlare di presunti ambienti criminali che, a suo dire, ruoterebbero attorno a Gianluca Soncin, l’uomo che il 14 ottobre scorso uccise brutalmente Pamela sul balcone della propria abitazione a Milano.

Il giorno successivo Dolci torna nuovamente dai carabinieri

È agitato. Spaventato. Al punto da chiedere di essere accompagnato in caserma da una pattuglia. Durante il colloquio racconta un episodio avvenuto pochi giorni prima, il 22 marzo.

Secondo la sua ricostruzione, intorno alle 17.40 una BMW di colore scuro avrebbe transitato lentamente davanti alla sua abitazione. A bordo ci sarebbero stati un uomo e una donna dai tratti riconducibili all’Est Europa.

Un passaggio che, almeno inizialmente, potrebbe sembrare uno dei tanti episodi destinati a rimanere confinati nel campo delle percezioni personali.

Ma il racconto prende una piega diversa

Dolci sostiene infatti di essersi insospettito al punto da annotare la targa e seguire personalmente l’automobile lungo le strade della Valle Imagna, tra Corna Imagna e Locatello. Successivamente effettua una visura ACI del veicolo e consegna la documentazione ai carabinieri.

È a questo punto che emerge il dettaglio più sorprendente dell’intera vicenda. Dagli accertamenti risulta che la BMW è intestata a un uomo di 45 anni, nato a Palermo e residente in provincia di Monza e Brianza.

Quando gli investigatori approfondiscono la sua posizione nelle banche dati, scoprono che l’uomo possiede precedenti penali per reati contro il patrimonio. Ma non solo. Tra i precedenti compare anche un’accusa legata al reclutamento di mercenari con finalità terroristiche, un reato associato al fenomeno dei cosiddetti foreign fighters.

Un elemento reale. Verificato. E certamente insolito. È proprio questo dettaglio a rendere la vicenda così particolare. Non perché dimostri l’esistenza di un complotto. Non perché confermi la versione di Dolci.

Ma perché trasforma quella che poteva apparire come una semplice intuizione o un sospetto personale in una circostanza che, almeno inizialmente, merita attenzione. Nonostante gli approfondimenti svolti, gli investigatori restano però fermi sulle proprie conclusioni.

La posizione dell’intestatario della BMW viene analizzata accuratamente proprio alla luce dei precedenti emersi, ma gli accertamenti non portano ad alcun collegamento con Pamela Genini, con la profanazione della salma o con altri aspetti dell’inchiesta.

Lo stesso discorso vale per le numerose denunce presentate da Dolci nel corso del tempo, circa una trentina secondo quanto emerge dagli atti.
Per gli investigatori, nessuna di queste segnalazioni ha finora prodotto elementi utili a sostenere la tesi di una rete organizzata o di un complotto ai suoi danni.

La BMW resta quindi un episodio anomalo, curioso e per certi aspetti inquietante, ma che allo stato attuale continua a essere considerato una semplice coincidenza. Nel frattempo le attività investigative non si fermano.

In Valle Imagna proseguono le ricerche dei resti mancanti di Pamela Genini. Sarebbero ancora decine le grotte da ispezionare con il supporto del Soccorso Alpino, ma finora ogni tentativo si è concluso senza risultati. Francesco Dolci rimane l’unico indagato a piede libero per l’ipotesi di vilipendio di cadavere.

Lui continua a proclamarsi innocente

Dopo aver avuto accesso per la prima volta agli atti dell’indagine e alle fotografie della salma profanata, racconta di essere scoppiato in lacrime. “La testa da tagliare era la mia per non farmi parlare, non quella di Pamela.”

Parole che riflettono una convinzione che non ha mai abbandonato e che continua a rappresentare il punto di maggiore distanza tra la sua versione e quella degli investigatori. Una distanza che, almeno per ora, resta incolmabile.

Mentre le indagini proseguono e molte domande attendono ancora una risposta, la vicenda della BMW scura rimane uno degli episodi più enigmatici emersi in questa complessa e drammatica storia. Non una prova. Non una conferma. Ma un tassello che continua ad alimentare dubbi, interrogativi e un mistero che appare ancora lontano dall’essere risolto.

Vanessa Miceli

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