Paolo Rossi non c’è più, il suo cuore sì. Rose rosse per compleanni figlie

di  Redazione
1 mese fa - 10 Maggio 2021

Paolo Rossi non c’è più, il suo cuore sì. Rose rosse per compleanni figlie. Un mazzo di rose rosse, una per ogni anno d’età. E un biglietto: «Auguri mia Principessa. Con tutto l’amore di sempre. Papà».

Questo il regalo che il calciatore Paolo Rossi, campione del mondo del 1982, scomparso a 64 anni lo scorso 9 dicembre, ha chiesto alla moglie Federica Cappelletti di consegnare alle figlie, ogni anno, in occasione dei compleanni.

Quel desiderio, venerdì, è diventato realtà per la piccola Sofia Elena, che ha spento nove candeline, quindi nove rose rosse. Così ha risposto Federica Cappelletti alle domande del Messaggero.it  per conoscere la storia del dono.

Quando suo marito Paolo Rossi le ha parlato dell’idea di questo regalo?

«Paolo ha sperato fino alla fine di farcela e io ho sperato con lui. Quando aveva la percezione che le cose sarebbero andate male, aveva paura di non riuscire a veder crescere le bambine, era molto dispiaciuto per il fatto di non poterle più seguire.

Tra le tante cose che ci siamo detti in quei momenti, c’è stato anche il pensiero per il loro compleanno. Mi ha chiesto di far avere sempre, da parte sua, un mazzo di rose rosse alle bimbe, una per ognuno degli anni festeggiati. Mi ha detto: Fallo, fino a quando festeggerai con loro il compleanno».

Era il regalo che era solito fare loro?

«In realtà, no, avevano altre modalità di festeggiare. La rosa però, per noi, è il simbolo della nostra famiglia. Entrambe le bimbe amano le rose. E rosse poi rappresentano l’amore. Non potendo più assecondare le loro richieste, desiderava comunque essere presente. Il testo del biglietto è quello che lui usava per loro».

Questo non è stato il primo mazzo, ne ha ricevuto uno anche Maria Vittoria.

«Sì, il primo è stato per la grande, lo scorso 26 gennaio: undici rose rosse. Entrambe, quando hanno ricevuto i fiori, hanno pianto, ma è stato un bel momento, hanno sentito vicina la presenza del papà. E, infatti, hanno tenuto il mazzo di rose sempre accanto, in ogni momento dei festeggiamenti.

Poi, lo hanno voluto in camera. La grande ha seccato le sue rose per conservarle. Quelle della piccola sono ancora fresche. L’arrivo dei fiori è molto emozionante anche per me, da un lato sono contenta perché stavo assecondando il desiderio di Paolo, dall’altro è difficile.

Vedo quanto manca loro il papà. Perfino il fioraio, che sapeva il significato del mazzo, consegnandolo, si è commosso».

Cosa altro le ha chiesto suo marito per le bambine?

«Abbiamo parlato di tante cose. Ha pensato allo studio e anche allo sport. Si è raccomandato di far fare loro delle attività che potessero, in qualche modo, rendere più leggero questo percorso, senza di lui. E così entrambe hanno iniziato ad andare a cavallo. Mi ha chiesto di fare in modo che non lo dimentichino. Ma questo è impossibile che accada».

Parlate spesso di lui?

«Ascoltiamo regolarmente la sua voce. Ci sono alcune registrazioni che Paolo ha fatto negli ultimi giorni di vita, insieme a loro, e guardiamo i video di quando erano più piccole. Poi ci sono messaggi, foto. Ascoltiamo spesso e tanto la sua voce, era sempre allegra, positiva».

Oltre a mantenere viva la sua memoria in casa, sta pensando anche a farlo nel Paese: che progetti?

«A Vicenza, mercoledì, saranno annunciate alcune iniziative della città, dall’intitolazione di una piazza al progetto, forse, di un eventuale museo sarebbe bello. Si sta muovendo, però, tutta Italia. Ci saranno intitolazioni ed eventi in tante altre città.

Inoltre, stiamo lavorando alla realizzazione di una mostra itinerante, da inaugurare entro l’anno. Stiamo progettando le tappe. Sarà molto bella e si potrà toccare con mano la presenza di Paolo, anche grazie alla realtà virtuale».

Cosa le manca di più oggi?

«Di Paolo mi manca tutto: il sorriso, le mani, i consigli, la sua sicurezza. Lo ripeto: tutto».

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